PISA – Due ritrovamenti inquietanti, a distanza di appena una settimana e pochi chilometri l’uno dall’altro. E ancora tanti interrogativi sulle circostanze della morte degli animali. Il caso dei due lupi trovati con la testa separata dal corpo torna all’attenzione della magistratura con un nuovo esposto.
A chiedere che venga fatta luce sulla vicenda è il Sindacato per la Biodiversità e gli Ecosistemi, che attraverso il proprio responsabile, Maurizio Baglioni, si è rivolto nuovamente alla Procura della Repubblica di Pisa. Al centro dell’iniziativa ci sono due episodi risalenti all’aprile scorso, sui quali, a distanza di quasi sette mesi, secondo il sindacato mancherebbero ancora informazioni essenziali.
Il primo caso risale al 3 aprile, quando lungo la strada statale 67 bis Arnaccio venne recuperata una testa appartenente a un animale indicato nella documentazione sanitaria come “lupoide”. Il reperto fu sottoposto a sequestro dai Carabinieri Forestali di Calcinaia e successivamente affidato all’Istituto Zooprofilattico di Pisa.
Una settimana più tardi, il 10 aprile, un secondo ritrovamento nei pressi del cavalcavia Paolo Savi, nel territorio comunale di Cascina. Questa volta la scheda d’intervento descriveva esplicitamente un lupo con la testa staccata dal corpo. Anche i resti di questo esemplare furono trasferiti all’Istituto Zooprofilattico per gli accertamenti.
Due episodi ravvicinati, caratterizzati da una modalità di uccisione particolarmente brutale, che hanno aperto una serie di interrogativi. Sono stati gli stessi responsabili? Qual è stata la causa della morte? Gli animali sono stati colpiti con armi da fuoco oppure avvelenati? E soprattutto, esiste un collegamento tra i due ritrovamenti?
Sono domande alle quali, sostiene il sindacato, non è ancora arrivata una risposta. Dopo le prime richieste di accesso agli atti presentate a luglio e i successivi solleciti, non sarebbero infatti stati comunicati gli esiti degli esami genetici, necroscopici, tossicologici e balistici.
Il 6 agosto i Carabinieri Forestali avevano spiegato che non era possibile fornire informazioni perché le indagini erano coperte dal segreto istruttorio. Una motivazione che il sindacato dichiara di rispettare, ma che non ritiene sufficiente a lasciare senza riscontro ogni richiesta di chiarimento sullo stato degli accertamenti.
Con il nuovo esposto viene quindi chiesto alla Procura di verificare se siano stati aperti uno o più procedimenti penali e se i due episodi siano stati messi in relazione. Tra le richieste figurano anche l’acquisizione della documentazione relativa agli interventi, dei referti e delle fotografie, oltre alla verifica della corretta conservazione dei reperti e dei campioni biologici.
Particolare attenzione viene sollecitata sulle possibili tracce di proiettili, sostanze tossiche o altri elementi utili a ricostruire quanto accaduto e a individuare eventuali responsabili.
“Due animali particolarmente protetti sono stati uccisi, mutilati e abbandonati in modo eccezionale. Dopo sette mesi la collettività non conosce neppure gli esiti essenziali degli accertamenti. Il segreto investigativo deve proteggere le indagini, non trasformarsi in un vuoto permanente di informazioni e responsabilità”, afferma Maurizio Baglioni.
Una vicenda che va oltre la dimensione dei singoli ritrovamenti e riporta l’attenzione sulla tutela della fauna selvatica e sul fenomeno del bracconaggio. Il nuovo intervento davanti alla magistratura punta adesso a ottenere verifiche concrete e, soprattutto, a capire chi abbia ucciso i due animali e perché.