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Quando la prostata si ingrossa… Da Uomo a Uomo

Puntata numero 30 con DA UOMO A UOMO, la rubrica di Versiliatoday dedicata alla sessuologia, all’andrologia e all’urologia, curata dal dottor Luca Lunardini.

Quando la prostata si ingrossa, Gioie e dolori di una ghiandolina che era piccola piccola…

Tra amici al bar: “scusate corro in bagno, ci ho la prostata ingrossata…”,  “se non sto attento mi p.. addosso..”, “… da bamboretti si faceva a chi la faceva più lontano, ora invece…”

Discorsi da bar, appunto, ma più frequenti di quanto non si pensi, perché se la prostata l’abbiamo tutti (ricordate una puntata di qualche mese fa?) sono anche tanti quelli che l’hanno ingrossata.

Si tratta della cosiddetta ipertrofia prostatica benigna o iperplasia prostatica benigna, conosciuta anche come adenoma prostatico (termine da me non molto amato perché talvolta il paziente sentendo parlare di …OMA equivoca e si spaventa, mentre, diciamolo subito, l’ipertrofia prostatica nulla ha a che vedere con il cancro!).  Fondamentalmente si tratta di un aumento di volume della prostata dovuto all’incremento del numero delle sue cellule.

Prostata ingrossata, la causa.

prostataNon è chiara la causa prima di questo ingrossamento. Sembrano da escludersi componenti ambientali (vi ricordate, ad esempio, la precedente puntata su bicicletta e prostata?), mentre si è ipotizzato il ruolo di fattori ereditari per l’aumentato rischio di incidenza.

E’ comunque certamente un fenomeno legato alla variazione dei livelli ormonali legati all’invecchiamento. Gli androgeni (ormoni sessuali maschili)  ed in particolare il Diidrotestosterone e gli estrogeni (ormoni sessuali femminili) hanno un ruolo nell’insorgenza della ipertrofia. Non a caso  gli eunuchi (senza testicoli gli androgeni divengono scarsissimi) non sviluppano la patologia quando raggiungono l’età adulta.

Ingrossamento della prostata, Quanti ne soffrono?

E’ una delle patologie più comuni nella popolazione maschile. Colpisce il 5-10% degli uomini di 40 anni di età, circa il 60% degli uomini oltre i 60 anni e fino all’80% degli uomini tra 70 e 80 anni!

Si deve aver paura della Prostata ingrossata?

Ipertrofia e carcinoma prostatico non sono correlati, sebbene le due condizioni possano coesistere e spesso il secondo venga diagnosticato incidentalmente durante indagini per la molto più comune Ipertrofia. Ipertrofia e carcinoma si impiantano infatti su zone diverse della prostata, essendo il carcinoma prevalentemente nella zona periferica, mentre l’ipertrofia nella zona centrale.

Che disturbi determina la prostata ingrossata?

L’ipertrofia è, lo ripetiamo, una crescita del tutta benigna, che comporta la compressione sui tessuti circostanti senza infiltrarli. Tuttavia così facendo determina problemi nella minzione perché questa compressione riguarda soprattutto la vescica delle urine e l’uretra, il canale che dalla vescica porta le urine all’esterno.

Da un punto di vista sintomatologico, il paziente riferisce la presenza di un flusso urinario ridotto, spesso intermittente e un aumento del numero delle minzioni, soprattutto di notte. Può inoltre essere presente uno stimolo urgente a urinare, difficoltà a iniziare la minzione (soprattutto la mattina appena alzati), uno sgocciolamento e una sensazione di incompleto svuotamento della vescica dopo aver terminato la minzione.

La Ipertrofia prostatica può essere una patologia progressiva, specialmente se non curata. L’incompleto svuotamento della vescica può portare all’accumulo di batteri nel residuo vescicale aumentando i rischi di infezioni delle vie urinarie. L’accumulo di urina può, peraltro, portare anche alla formazione di calcoli dovuti alla cristallizzazione di sali nel residuo post-minzionale. La ritenzione urinaria, acuta o cronica, è un’altra forma di progressione della patologia. La ritenzione urinaria acuta, evento dolorosissimo, è l’incapacità a vuotare completamente la vescica che comporta il posizionamento in urgenza di un catetere vescicale per permettere lo svuotamento delle urine, mentre quella cronica vede il progressivo aumentare del residuo e della distensione della muscolatura della vescica. Chi soffre di ritenzione urinaria cronica, può andare incontro negli anni a problemi, anche gravi, a carico dei reni.

 Prostata ingrossata sintomi, Cosa fare

I sintomi non sempre sono correlati con le dimensioni della ghiandola: infatti una prostata di piccole dimensioni può provocare sintomi ostruttivi molto più gravi di una prostata dalle dimensioni maggiori; questo perché la sintomatologia deriva dalla somma di due componenti: quella statica, determinata dalla massa della ghiandola, e quella dinamica, dovuta al tono della muscolatura liscia della prostata che comprime il collo vescicale.

L’ipertrofia prostatica benigna non determina deficit erettile (impotenza), eventuali influenze negative sulle capacità erettiva possono tutt’al più (ed ovviamente!)  essere provocate dal dolore che tale patologia ha negli stati più avanzati (oltre una generica causa psicologica)

Come scoprire la prostata ingrossata.

L’esplorazione rettale, (palpazione della prostata attraverso il retto), può rivelare un marcato ingrossamento della ghiandola; è un esame molto soggettivo che dipende dall’abilità dell’urologo che ne percepisce dimensioni, consistenza e profili.

Maggiore precisione al fine della prevenzione e della valutazione del volume prostatico è dato dall’ecografia sia soprapubica che transrettale. L’ecografia inoltre evidenzia il residuo postminzionale, cioè se rimane urina stagnante in vescica dopo aver urinato, che è sintomo importante che la Ipertrofia si sta aggravando.  L’ecografia inoltre consente di diagnosticare complicanze frequenti di una IPB trascurata, come diverticoli vescicali (segno di sfiancamento della vescica) o calcoli.

Sempre necessario il dosaggio ematico del PSA (ricordare? Gli abbiamo dedicato una puntata alcune settimane fa).

Talvolta necessari anche L’ esame delle urine con urinocoltura, che permette di escludere un’eventuale infezione delle vie urinarie, in grado di simulare una sintomatologia analoga a quella dell’IPB.

Tra gli esami utili vi sono anche l’uroflussometria e, talvolta, lo studio urodinamico, che permettono di valutare il flusso dell’urina e le conseguenze sul funzionamento vescicale causate dall’ostruzione al flusso urinario.

Ora che sappiamo di cosa parlavano quei signori al bar… vi aspetto nelle prossime puntate per scoprire cosa fare per curarla ( e così permettere a quei signori al bar di tornare a parlare di sport e meteo…).

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Il DR. Luca Lunardini è Medico-Chirurgo, Specialista Urologo con incarico di Alta Specializzazione in Andrologia, è dirigente medico presso la Unità Operativa di Urologia della A.S.L. 12 Versilia.

Membro della società italiana degli Urologi Ospedalieri e della Società Italana di Andrologia, ha fatto parte della Commissione Oncologica Nazionale del Ministero della Salute ed è stato Presidente della Sezione Provinciale di Lucca della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.

Il Dr. Lunardini è contattabile per qualsivoglia approfondimento via email al seguente indirizzi: [email protected]

 

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Aggiornato il: 29-03-2014 20:30