VERSILIA. Consueto appuntamento della domenica con FeliceMente, la rubrica di VersiliaToday dedicata alla mente e alla sua conoscenza, curata dalla dottoressa Valentina Aletti.

Giornata mondiale contro l’omofobia: omosessualità e speranza.

Si è celebrata ieri la Giornata Mondiale contro l’omofobia. Sono passati 24 anni da quando proprio il 17 maggio 1990 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Da allora ogni anno in questa data, in varie parti del mondo vengono organizzate delle attività volte a favorire la riflessione su questo tema e a prevenire la discriminazione e i pregiudizi di cui spesso queste persone sono vittime.

L’omosessualità non è una patologia, né una deformazione e spesso nemmeno una scelta. Chiedersi perché una persona è omosessuale equivale a chiedersi perché gli piace il gelato al cioccolato piuttosto che alla crema. A questa domanda ogni risposta non sarebbe esaustiva e completamente corretta. È inutile domandarsi cosa non va e ricercare una causa, più utile nel 2014 è chiedersi cosa ci impedisce di rispettare le scelte altrui, perché in quel momento il problema è nostro, non di chi è omosessuale.

Il 17 maggio non è una data a favore dell’omosessualità, in quanto la sua esistenza stessa è sufficiente a legittimarla, ma bensì una giornata dedicata alla lotta contro l’omofobia.

Con questo termine si definisce “il timore, l’avversione o l’odio irrazionali nei confronti delle persone omosessuali (omofobia esterna), nonché il sentimento di disprezzo o inferiorità che alcuni omosessuali provano nei confronti di se stessi (omofobia interiorizzata)”. Esattamente come il razzismo essa si manifesta attraverso una serie di atteggiamenti di insulto e discriminazione che possono essere espressi in modo velato e subdolo o in modo più diretto fino ad arrivare alla violenza.

A differenza degli omosessuali, omofobi non si nasce, si diventa. L’omofobia è una scelta, una deformazione di noi stessi derivante spesso dalla cultura di appartenenza e da ciò che comunemente è ritenuto “giusto” e “sbagliato”.

Non a caso la parola omofobia contiene fobia… in molti infatti tendono ad essere intimoriti dall’omosessualità e dagli omosessuali evitandoli. L’evitamento porta all’ignoranza, ovvero alla non conoscenza, che è rinomatamente conosciuta come la madre di tutte le intolleranze.

È proprio infatti attraverso la conoscenza, il documentarsi e meglio ancora il conoscere persone omosessuali che si può combattere l’omofobia. Le ricerche dimostrano che se si inseriscono tra le nostre amicizie persone omossessuali, i livelli di omofobia diminuiscono enormemente.

Nelle persone omosessuali invece il formarsi di un nucleo di omofobia interiorizzata condiziona il proprio sviluppo individuale, esprimendosi poi in vari gradi di disagio a seconda del contesto e della fase evolutiva (cioè di crescita) dell’individuo e determinando sempre un peggioramento del suo benessere psico-fisico.

Per evitare che l’omofobia in tutte le sue forme si manifesti e crei grande sofferenza nelle persone è utile documentarsi o aiutare chi non riesce a comprendere questa particolarità umana.

È indubbio che la scoperta di questa caratteristica destabilizzi l’individuo stesso e la famiglia, ma come ogni cambiamento ha solo necessità di essere “digerito” e soprattutto di trovare un nuovo equilibrio sicuramente più favorevole a lungo andare di quello basato sulla vergogna e sulla menzogna.

Scriveva un noto omosessuale “la coerenza è la virtù degli sciocchi” (Oscar Wilde).

FeliceMente è curata da Valentina Aletti, psicologa clinica, laureata presso l’Università degli Studi di Firenze. Specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale ha conseguito master di perfezionamento in PNL , diagnosi e cura dei disturbi del comportamento alimentare e obesità , consulenza tecnica e peritale e disturbi dell’apprendimento e comportamento in età evolutiva. Per informazioni o richieste scrivere a: [email protected]

Avvertenza: questa rubrica ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le mail saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

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