VIAREGGIO. “Vergognoso far pagare i vostri debiti a dei bambini”, “Fare distinzione fra i bambini è di cattivo gusto e un pessimo esempio”, “Mai più al Carnevale”, “Con quel che costa di soldi pubblici il Carnevale dovrebbe essere a ingresso libero”: sulla nostra pagina Facebook si sono scatenati in tantissimi contro la decisione della Fondazione Carnevale di far pagare l’ingresso ai corsi mascherati a tutti i bambini dai 7 anni in su. Tutti tranne quelli residenti a Viareggio.

La polemica, a onor del vero, si è innescata a scoppio ritardato: la politica sui prezzi dei biglietti d’ingresso (ordinari e cumulativi) era stata illustrata già a ottobre, senza che nessuno proferisse verbo. Ma è anche vero che tre mesi fa l’idea delle sfilate di carri e mascherate era lontana nella mente dei genitori non viareggini, i quali hanno toccato con mano le nuove tariffe al momento di presentarsi alla sede della Fondazione Carnevale per acquistare i biglietti in prevendita.

Foto Versiliatoday
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Ai nostri taccuini il commissario straordinario Stefano Pozzoli ha difeso la sua scelta sostenendo che nella maggior parte di parchi di divertimento, musei e attrazioni varie italiane i bambini accedono gratuitamente fino a 6 anni di età. Anzi, in alcuni casi – Carnevale di Cento, Gardaland, Cavallino Matto – entra in scena anche il fattore altezza, con la soglia fissata a un metro-un metro e 30 centimetri. Però c’è una differenza: i grandi parchi giochi sono a gestione privata, il Carnevale di Viareggio è una manifestazione amministrata da una fondazione il cui principale socio è il Comune.

La vera pietra dello scandalo, per molti, è la distinzione tra i bambini viareggini (che entreranno gratis fino a 12 anni di età) e tra quelli non viareggini (che pagheranno a partire dai 7 anni). Pozzoli non vuol sentire parlare di “discriminazione”, parola che rievoca un passato tutt’altro che lusinghiero nella storia dell’uomo. D’accordo. Allora definiamola “disparità”: per quanto Pozzoli insista (comprensibilmente, dal suo punto di vista) sul concetto di “agevolazione per la popolazione di Viareggio”, fuori dai confini cittadini rischia di passare il messaggio che i fanciulli non-viareggini siano figli di un Dio minore. Parafrasando un celebre romanzo di George Orwell: tutti i bambini sono uguali ma alcuni sono più uguali di altri. Non proprio il massimo per l’immagine di una manifestazione già messa a dura prova nei mesi scorsi.

Facciamo un esempio: una coppia di Massarosa si reca al primo corso di Carnevale con due figli rispettivamente di 7 e 9 anni. I bambini pagheranno 13 euro a testa, quindi 26 euro. Mettiamo caso che la famiglia decida di tornare per tutte le sfilate successive: alla fine dei cinque corsi avrà speso 65 euro a bambino. C’è l’alternativa del biglietto cumulativo – il mini-abbonamento per tutte le sfilate -, in verità. Che però costa 30 euro per tutti, senza distinzione d’età. Per carità, la provocazione di tanti nostri lettori su Facebook (“Allora me ne vado al Carnevale di Pietrasanta o di Forte dei Marmi”) può lasciare il tempo che trova, soprattutto perché quello di Viareggio è uno spettacolo unico nel suo genere. Però, fatti due conti, non sarebbe una scelta assolutamente incomprensibile. Non era forse il caso di lasciare tutto come lo scorso anno – ingresso gratuito fino ai 10 anni per tutti, biglietto cumulativo a prezzo unico (28 euro) senza sconti in prevendita?

Foto Vt
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Ad ogni modo, saranno i numeri a parlare: domenica 1° marzo, all’indomani dell’ultimo corso mascherato di Carnevale, gli incassi delle biglietterie ci diranno se la decisione di Pozzoli sarà stata saggia o scellerata.

Un consiglio, però, alla Fondazione Carnevale vogliamo darlo: una miglior gestione della comunicazione non guasterebbe. Prendiamo l’annuncio di Pozzoli a ottobre sui bambini versiliesi che avrebbero beneficiato dell’ingresso gratuito: per motivi non dipendenti dalla sua volontà l’agevolazione non è stata estesa da Viareggio ai Comuni limitrofi. Se Palazzo delle Muse lo avesse chiarito subito, forse oggi non ci sarebbero tutte queste polemiche. O forse no…

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