Grande successo a Firenze per l’inizio delle anteprime dei vini di Toscana che vedrà eventi su tutto il territorio regionale, a conferma della centralità della viticoltura per l’economia regionale. Un settore dinamico ed in evoluzione  che è soggetto però ad una regolamentazione molto stringente derivante dalle norme dell’Unione Europea.

“La Toscana ha di recente adeguato la normativa regionale alle disposizioni dei regolamenti comunitari e ai decreti ministeriali in tema di viticoltura, tra i quali spiccano quelli concernenti le novità introdotte dall’Unione Europea – ha detto Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana – soprattutto con l’entrata in vigore nel gennaio 2016 del sistema delle autorizzazioni all’impianto che ha sostituito il sistema dei diritti di reimpianto. Speravamo che la Regione, in occasione dell’adeguamento della propria normativa sulla viticoltura, introducesse elementi di semplificazione ed eliminasse una serie di pesanti passaggi burocratici che gravano sulle imprese agricole. In questo senso avevamo avanzato delle precise proposte – conclude Marcelli –  che sono state però accolte solo in minima parte”.

La nuova normativa per lo schedario viticolo, istituito presso Artea, prevede tutti i procedimenti amministrativi necessari alla gestione del potenziale viticolo regionale. Si stabiliscono termini, competenze amministrative e sanzioni per ciascun procedimento. Sono inoltre confermate, ma aggiornate al nuovo assetto delle competenze, le disposizioni che, in attuazione delle previsioni statali, disciplinano la gestione delle produzioni dei vini Doc, Docg e Igt, sia per tenere conto dell’andamento climatico sia per conseguire l’equilibrio di mercato e per tutelare le denominazioni. Sempre in merito alle denominazioni di origine, su proposta dei consorzi, la Regione potrà disciplinare l’iscrizione delle superfici vitate ai fini della denominazione. Le disposizioni della legge non si applicano alle superfici vitate di estensione pari o inferiore a duecento metri quadrati per conduttore le cui produzioni sono destinate esclusivamente al consumo familiare, così come già previsto dalla normativa regionale finora vigente. Rispetto alla vecchia normativa, infine, una novità di rilievo è rappresentata dall’introduzione del divieto di trasferire al di fuori della Toscana le autorizzazioni al reimpianto derivanti dalla estirpazione di vigneti condotti a fronte di contratti di affitto temporaneo registrati da meno di sette anni.

“Le superfici vitate nella Toscana sono oltre 57mila ettari con una produzione di circa 3milioni e 500mila quintali di uve che vengono trasformati in 2milioni e 800mila ettolitri di vino. La Toscana rappresenta il 6.3% del vino italiano attestandosi come sesta regione per produzione. Oltre il 70% dei vini è venduto sui mercati esteri (export 2017: 900 milioni di euro). In pratica una bottiglia su cinque di vino italiano bevuta oltre confine, viene dalla Toscana – dice Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – si tratta di un settore molto dinamico, che spesso deve fare i conti con un sistema burocratico complesso. Ben vengano le norme – conclude – per la tutela del settore, ma al tempo stesso auspichiamo che queste non si traducano in orpelli che rendono meno competitivo un comparto così importante per l’economia regionale. Anche per questo dovremo essere capaci di tutelare l’integrità del vigneto toscano, da ogni tentativo di speculazione”.

 

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