In relazione all’incendio sviluppatosi nella serata del 25 settembre nella frazione Bozzano del comune di Massarosa (LU), in un’area interessata dalla presenza di torba, il 27 settembre tecnici ARPAT effettuarono un campionamento di aria usando una pompa ad alto volume in prossimità dei fumi, e prelevarono alcuni campioni di vegetali a foglia larga nella medesima zona.

Sui campioni di aria raccolti è stata ricercata la presenza di Diossine e Furani (PCDD+PCDF) e di Idrocarburi Policiclici Aromatici, (IPA, tra i quali il Benzo[a]Pirene è il più tossico ed è classificato cancerogeno dalla IARC). La scelta di queste due famiglie di inquinanti è stata fatta in quanto parametri tipici dei processi di combustione.

Per quanto riguarda il campione di aria ambiente è stata rilevata una concentrazione di diossine (espressa in Tossicità Equivalente, I-TEQ, e come Lower Bound) in concentrazione pari a 0,042 picogrammi/m3 e una concentrazione di Benzo[a]Pirene pari a 0,4 nanogrammi/m3.

Si tratta di valori che corrispondono a concentrazioni rilevabili in un’area urbana, confrontandoli ai valori di riferimento indicati in letteratura (vedi nota metodologica).

Per quanto riguarda il campione di vegetali la sommatoria delle diossine è risultata inferiore al limite di rilevabilità (espressa in Tossicità Equivalente, I-TEQ e come Lower Bound). Solamente utilizzando la modalità di calcolo Upper Bound (vedi nota metodologica) si rileva un valore di 0,39 picogrammi/m3 I-TEQ, confrontabile con i valori di riferimento presenti in letteratura.

Il Benzo[a]Pirene è risultato pari a 0,16 microgrammi/kg. Si tratta di valori che corrispondono a concentrazioni in tracce, confrontandoli ai valori di riferimento indicati in letteratura (vedi nota metodologica).


Nota metodologica

Per quanto riguarda l’espressione dei risultati, con particolare riferimento al parametro Diossine, ovvero PCDD+PCDF, essendo questo un “parametro somma” viene utilizzata l’espressione della sommatoria come I-TEQ (tossicità equivalente), in termini di Lower Bound (LB) così come definita dall’ISS: si sommano i valori dei congeneri superiori al LOD (Limit Of Detection – limite di rilevabilità), ciascuno moltiplicato per il proprio Fattore di Tossicità, e si attribuisce il valore zero a quei congeneri che risultano assenti (segnale uguale o inferiore al rumore di fondo strumentale), comunque inferiore al proprio LOD.

Microinquinanti in aria ambiente

Per i microinquinanti in qualità dell’aria ambiente non sono al momento stati stabiliti valori limite né a livello europeo, né a livello nazionale o regionale.

Per una valutazione dei dati rilevati ci si riferisce normalmente alla pubblicazione APAT “Diossine, furani e PCB” (febbraio 2006) che indica come livelli di fondo per le diossine:

  • nelle aree rurali, lontane da potenziali sorgenti di emissione, un valore medio di 0,013 picogrammi/m3 I-TEQ (range = 0,004 – 0,02)
  • nelle aree urbane, un valore medio di 0,12 picogrammi/m3 I-TEQ (range = 0,03 – 0,2)

Si ricorda che la normativa vigente prevede un limite per le emissioni di diossine da parte degli inceneritori pari a 0,1 nanogrammo/Nm3 I-TEQ = 100 picogrammi/Nm3 I-TEQ

Per il benzo(a)pirene (inquinante monitorato dalla rete regionale della qualità dell’aria) la normativa (D.Lgs. 155/2010) prevede un limite calcolato come media annua pari a 1 nanogrammo/m3.

Microinquinanti sui vegetali (ortaggi)

Per i microinquinanti in qualità dell’aria ambiente non sono al momento stati stabiliti valori limite né a livello europeo, né a livello nazionale o regionale.

Per una valutazione dei dati rilevati, relativi alle diossine, ci si riferisce normalmente alla Raccomandazione n. 2014/663/UE che indica un valore pari a 0,3 pg/g I-TEQ (Upper Bound) per le diossine come livello di azione. L’Unione Europea (Raccomandazione 2014/663/UE) prevede che qualosa sia superato tale livello si debbano prendere provvedimenti per ridurre o eliminare la fonte di contaminazione.

Per il benzo(a)pirene il Regolamento CE/1881/2006 e s.m.i. (nel quale non sono previsti limiti per i vegetali) indica – per Oli e grassi destinati al consumo umano diretto o all’impiego quali ingredienti di prodotti alimentari – un limite di 2,0 microgrammi/kg.

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