Est” (Gianluigi Ricuperati, Tunué, 2018)

Perché desiderare dall’amore, dalla realtà, qualcosa di diverso da un armonioso accordo di mutuo appoggio? Perché non accontentarsi di noi?”

Un fotografo di moda, tendente a una profonda introspezione, si trova diviso tra Londra e Roma per una collaborazione con Igor, regista sovietico impegnato in un progetto cinematografico originale e complesso sulla Russia stalinista. Il riferimento reale a questa vicenda è il regista Ilya Khrzhanvosky.

Alla duplicità geografica corrisponde un limes sentimentale su cui il protagonista procede con delicato e inquieto equilibrio. Diviso tra Lisa e Vera, tra una storia consolidata, ben funzionante come meccanismo ma emotivamente carente e lo slancio verso una nuova storia, nel pieno della curiosità, della conquista intesa soprattutto come apertura all’altro e coscienza di sé.

Limes su cui si affacciano anche i due bambini che nella storia prendono spazio: la bambina del protagonista e di Lisa, il figlio di Vera.

Ricuperati sa mettere a nudo fragilità e aspetti complessi delle relazioni umane. Con grande realismo e analisi psicologica mette a nudo due esatti momenti delle storie relazionali: la difficoltà di una storia arrivata al capolinea, l’euforia di una storia che inizia.

Si muove senza spirito di giudizio ma con grande onestà in una dimensione familiare e relazionale che riflette, nella sua dinamica personale e specifica, lo status diffuso di molte famiglie e persone.

La scrittura di Ricuperati si fa determinata in alcuni passaggi, sempre delicata e rispettosa e gestisce il doppio binario, storia sentimentale e vicenda lavorativa, con grande maestria, dosando gli ingredienti narrativi al fine di coinvolgere e interessare il lettore-spettatore.

Interessante è anche l’impianto del libro inteso come prodotto finale, in cui fotogrammi e parole si intersecano in uno scambio dialettico ottimo.

Personalmente considero un piccolo grande gioiello il capitolo otto, dove numeri, verbi, parole ci delineano il punto della storia di “Est” e, in fondo, di molte storie.

La questione sperimentale di questa nuova opera di Ricuperati resta a mio avviso aperta: se nella parte sentimentale del libro emerge l’autorialità indiscussa di Gianluigi, nelle sequenze riguardanti il dato reale legate al regista Igor, con un registro lessicale e compositivo più spigoloso, ci si avventura in un territorio nuovo tutto da esplorare.

La mia opinione di lettrice è positiva perché nell’intersecazione di stili e contenuti, l’opera risulta armonica e stimolante, in ogni aspetto che Ricuperati con audacia ha cercato di percorrere.

“i figli sono versioni perfette di storie imperfette” 

L’autore

Gianluigi Ricuperati (Torino, 1977) con “Est” è al suo quarto romanzo. Autore di saggi e cataloghi a livello internazionale, nel 2018 ha fondato “Faust”, biblioteca notturna e spazio d’arte.

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