Il libro di Emanuele Trevi
Libro di Emanuele Trevi

Sogni e favole, E. Trevi, ed. Ponte Alle Grazie, 2019

“siamo sempre consapevoli di ciò che ci fa paura, mentre nessuno al mondo si conosce così bene da poter dire che cosa desidera veramente e che cosa, immagina, di desiderare”

Definire il romanzo di Emanuele Trevi non è facile: con “Sogni e favole” l’autore si muove in un territorio tra autobiografia e saggio letterario, in una forma narrativa capace di coinvolgere il lettore sebbene lontana dal modello di romanzo.

La storia di Trevi inizia nel 1983 all’interno di un cineclub romano dove l’autore lavora giovanissimo ed incontra Arturo Patten, fotografo ritrattista dalla vita colma di adrenalina e intensità. “Sogni e favole” è in parte la storia di questa amicizia grazie alla quale il protagonista incontrerà altri personaggi importanti e fondamentali della fine del ‘900 come la poetessa Amelia Rossetti e il critico Cesare Garboli, presidente, tra l’altro, del premio Viareggio sul finire degli anni novanta. Proprio Garboli propone al giovane Emanuele un approfondimento sul sonetto di Metastasio che dà il titolo al libro e che fa da filo conduttore sulla vicenda narrata.

“c’è uno schema di base di suscettibile variazione come un gioco di carte, un castello di destini incrociati”

L’opera di Trevi spazia così tra le suggestioni della cultura novecentesca come Puskin, Tarkovskj, per portarci alla memoria, in modo critico, la possibilità di confronto artistico e estetico che poteva esserci prima dell’avvento tecnologico e digitale. Se da un lato le informazioni circolavano in modo più lento e talvolta con maggiori difficoltà di accesso, oggi, si evidenzia nel testo, la vacuità di numerose discussioni in ambito anche culturale sommerge il confronto.

“Sogni e favole” si configura così come occasione di confronto tra due epoche vicine ma sostanzialmente lontane con il digitale che fa da confine, è una terra dove giovinezza e maturità, ricordi e desideri si fronteggiano. Nelle pagine scorrono la vita e le personalità di Garboli, Rossetti e Patman, ma anche il percorso di consapevolezza che il giovane Emanuele conduce per affermarsi come scrittore.

“ci sono dei momenti particolari in cui il corso degli eventi assume quella particolare coloritura di irrealtà e di arcana necessità che associamo alle favole”

I luoghi hanno un ruolo particolare: una Roma barocca fa da sfondo alle passeggiate “pensanti” del protagonista, sospesa tra città reale e città metafisica. Così come la Versilia, evocata nelle visite a Garboli, si affaccia come non luogo del romanzo.

Un romanzo strano, indefinibile che per questo sorprende e incuriosisce, lasciando al lettore la possibilità di appassionarsi ai numerosi fili che nella trama si intersecano.

L’autore

Nato a Roma nel 1964 collabora col “Corriere della Sera” e “Il manifesto”. Tra i suoi libri “Qualcosa di scritto” (2012)

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