Fratelli d’anima (D. Diop, Neri Pozza, 2019)

“Ma quando si dà l’impressione di essere pazzi sempre, in continuazione, senza sosta, allora si fa paura, anche ai propri amici di guerra. A quel punto si comincia a non essere più il fratello coraggioso, quello che sfida la morte, ma il vero amico della morte, il suo complice, il suo più che fratello.”

Vincitore del premio Strega internazionale, “Fratelli d’anima” è la storia di un’amicizia e di una trasformazione a causa della guerra.

L’autore, franco senegalese, riporta nel romanzo una pagina di storia della prima guerra mondiale centrata sui tiratori scelti senegalesi mandati nelle trincee come carne da macello a combattere violentemente contro i tedeschi.

Una pagina cruda che inizia proprio dall’agonia di Mademba Diopp, barbaramente ucciso durante uno scontro, e dalla scelta del suo migliore amico Alfa Ndyae, più che amico un vero e proprio fratello d’anima.

E’ attraverso gli occhi di quest’ultimo che tutta la vicenda viene vista, filtrata e raccontata.

Al colmo del dolore per la perdita di Diopp e ossessionato dalla ferocia e dalla crudeltà folle della guerra, Alfa rapidamente diverrà ciò che gli ufficiali francesi si aspettano: il barbaro che terrorizza violentemente tutti in trincea, fino a perdere l’umanità come stato dell’essere.

Ma chi ha perso davvero l’umanità? Attraverso la narrazione Diop porta alla luce i conflitti e le contraddizioni irrisolte, primi fra tutti quello interno alla Francia, fra le prime nazioni ad abolire la schiavitù ma in prima linea nella corsa al capitalismo. Nella disumanità a cui il conflitto conduce sta tutta l’attualità del romanzo che si gioca anche in un campo puramente linguistico.

Infatti nella storia, come è davvero accaduto, i soldati senegalesi non parlavano francese, pertanto ubbidivano a ordini dall’alto senza comprenderli fino a fondo.

Il ruolo della lingua è nel romanzo primario: la lingua stessa con cui il romanzo procede è una lingua viva, forte, infuocata, fatta di carne e di emozioni taglienti al netto degli eventi. La traduzione magistrale di Giovanni Bogliolo ha saputo mantenere nella versione italiana: le ripetizioni, il ritmo, la scelta delle parole è una sola cosa con il punto di vista di Alfa ma hanno anche la funzione di schiudere altri orizzonti. La lingua stessa in italiano travolge e conduce il lettore nel cuore della Storia e nelle riflessioni che stimola soprattutto nei collegamenti con il bisogno di incontro culturale fra civiltà diverse.

A chi consigliarlo? Agli appassionati di storia, di diritti umani e agli amanti di una lingua narrativa eccezionale.

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