“L’angelo di Monaco” (F. Massimi, Longanesi, 2020)

“La storia non la scrive chi vince, avrebbe dovuto dirgli, ma chi sopravvive. Anche gli sconfitti, prima o poi, trovano voce.”

Siamo a Monaco nel 1931, il cadavere della giovanissima Angela Raubal con una pistola è al centro dell’indagine assegnata al commissario Sauer. Angela non è una ragazza qualunque, è la nipote di Hitler con cui ha un rapporto stretto, ambiguo e chiacchieratissimo. L’indagine sembra apparentemente semplice, probabile suicidio. Tuttavia troppi tasselli e incongreuenze non tornano, e Sauer è un tipo determinato, tosto, con un profondo senso di giustizia e grande curiosità, nonché un discreto intuito per andare oltre le apparenze. Nella Repubblica di Weimar, alla vigilia dell’affermazione ufficiale del Fuhrer, si snoda così un investigazione accuratissima, dettagliata, ricca di colpi di scena in grado di regalare al lettore un thriller ad alta tensione dove realtà storica e narrazione letteraria si intrecciano e si sostengono a vicenda.

Spesso gli uomini considerano chiuso ciò che si è aperto a malapena. Spesso, nella loroeterna ignoranza delle cose, gli uomini chiamano fine ciò che in realtà è solo l’inizio”

Ci sono diversi aspetti che rendono l’esordio di Massimi molto interessante. Innanzitutto la capacità di ricostruzione storica innestata nella materia del giallo con grande capacità narrativa tale da rendere il romanzo agevole, ritmato e incalzante senza trascurare gli aspetti documentali più importanti. Massimi è in definitiva un mago nel combinare insieme tanti elementi così diversi conferendo allo sviluppo della storia una grande armonia, facendo dialogare tra loro diversi registri linguistici spesso anche molto tecnici. Ad esempio mi ha affascinato moltissimo la capacità di partire da una storia personale, quella di Angela, strettamente collegata alla storia pubblica a causa della relazione con Hitler. Massimi si muove con determinazione in quadro dove le storie personali e la Storia di tutti si intrecciano in modo naturale e determinante. L’accuratezza che Fabiano mette nella documentazione storica equivale in fatti alla grande umanità con cui si avvicina alla protagonista che, di fatto, noi conosciamo già come vittima, la prima vittima del Nazismo.

Sauer ricambiò lo sguardo, ma non si sentiva sfidato, e nemmeno di sfidarla. Davanti a sé non aveva una razza, una filosofia o una religione, ma una donna, una donna bellissima di cui era-inutile negarlo-perdutamente innamorato”.

E se negli elementi storici e investigativi attraverso il linguaggio e un immane lavoro di ricerca, Fabiano sa essere preciso, scrupoloso senza mai annoiare, la sua penna si intinge di profonda umanità soprattutto nei confronti di Angela, di Rosa, altro splendido personaggio che ho apprezzato tantissimo, e dello stesso Sauer. Sauer non è un supereroe, è un uomo che cerca di compiere il proprio dovere con responsabilità, proiettato concretamente in una ricerca instancabile della verità.

L’indagine è il filo portante della storia: si dipana, si ferma, riprende, si interroga, viene deviata e poi ripresa, è il ritmo della narrazione ma anche la struttura essenziale su cui ruotano tanti altri aspetti che rendono questo romanzo un vero gioiello. Da appassionata di storia contemporanea, ho apprezzato molto come attraverso la storia di Angela e dell’indagine l’autore sia stato capace di trasmettere al lettore tutta l’evoluzione nel nazismo e della figura di Hitler che poteranno ai tragici eventi degli anni successivi. In particolare emerge il potere in tutte le sue sfaccettature, la capacità pervasiva e perversa del nazismo come filosofia di vita prima ancora che partito politico. In particolare l’eros come elemento di affermazione, distruzione e perversione viene evidenziato in una più ampia panoramica sull’idea di annullamento dell’individuo. In questo quadro così complesso non mancano i tratti della tenerezza, della compassione, dell’affermazione dei valori inalienabil dell’umanità. E una meravigliosa colonna sonora stemperata dalla musica classica abbinata alle varie città in cui la storia si muove.

Uno dei lati maggiormente interessanti di questa opera è l’essere così moderna: la distinzione tra realtà e menzogna, la possibilità di dare voce a vittime che voce non hanno avuto, della scrittura come mezzo per rendere dignità alle ingiustizie è qualcosa che è molto forte anche nella nostra attualità. Il romanzo di Massimi si legge quindi con grande coinvolgimento, tanto da sperare in un seguito che, a detta dell’autore e della casa editrice, non tarderà ad arrivare con grande gioia e curiosità di noi lettori.

Buona lettura!

“La verità, quando a la sua comparsa, non ha bisogno di mostrare documenti o super esami: ha un suono preciso che neanche il più distratto degli ascoltatori può fare a meno di percepire. Come in musica quando uno spartito si allontana per qualche pagina dalla tonalità iniziale, abituando l’ascoltatore a vivere per un po’ in un ambiente dissonante prima di riportarlo con sollievo a quello di partenza”.

Erika Pucci

@erykaluna



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