“In questi giorni sul tema delle concessioni balneari si legge un po’ di tutto. È bene fare un po’ di storia”.

Lo scrive in una nota l’Onorevole Umberto Buratti.

“Credo innanzitutto che su un tema così importante, che riguarda decine di migliaia di famiglie, lavoratori e di imprese nel nostro Paese, la politica dovrebbe lavorare seriamente, senza fare proclami vuoti o illusori con l’unica ambizione di accrescere i propri like sui social.

Il peccato originale sulle concessioni demaniali appartiene al governo Berlusconi IV, dal maggio 2008 al novembre 2011, con Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega.

Infatti nel 2009 fu il Ministro Forzista Raffaele Fitto a gestire le contestazioni della Commissione Europea in materia di demanio marittimo. Invece di controbattere ed opporsi a quella comunicazione, Fitto attuò l’abrogazione del diritto di insistenza e del rinnovo automatico delle concessioni con il 6+6. Da quel momento è iniziato il caos e l’incertezza che ha portato agli sviluppi recenti. Va dato atto che l’unico ad opporsi alle scelte del suo partito fu il Sen. Massimo Baldini. Quindi la frittata fu fatta da Raffaele Fitto e condivisa dagli uomini e donne di quel Governo, tra questi Umberto Bossi, Giorgia Meloni e Roberto Calderoli. Quest’ultimo, non soddisfatto di ciò, nel 2010, pochi giorni prima delle elezioni regionali venne a Forte dei Marmi ad annunciare che i balneari sarebbero stati esclusi dalla Direttiva Bolkestein. La notizia fece il giro d’Italia e i balneari versiliesi, felici, premiarono la Lega che ottenne così, per la nostra provincia, un consigliere regionale anche se, purtroppo, qualche giorno dopo si rattristarono nello scoprire che la notizia era fasulla.

Ma la palla di neve da dove ebbe inizio la valanga fu l’abrogazione del diritto d’insistenza decisa da Fitto. In quel preciso momento avrebbe dovuto rivendicare la peculiarità dell’Italia, diversa dagli altri paesi europei, con oltre 29.000 concessioni demaniali delle quali però solo 7.800 riferite a  stabilimenti balneari. Infatti, sul demanio si trovano distributori di benzina, negozi, cinema, ristoranti, cantieri navali, concessioni legate alla pesca e all’acquacoltura, piazze, strade e zone di parcheggio.

Oggi dobbiamo rispondere alla lettera della Commissione Europea che contesta la normazione in materia demaniale degli anni recenti e, da ultimo, la legge 145/2018 che, nel prevedere le evidenze pubbliche al termine di una riforma organica, ha esteso la durata al 2033, riconfermata da questo Governo con i decreti “Rilancio” e “Agosto”.

È necessario pertanto che il Governo e il Parlamento rispondano, rappresentando la realtà costituita dai diversi comuni costieri con le diverse imprese, di ogni tipo e categoria, esistenti sul demanio fornendo le giuste soluzioni.

È altrettanto necessario rispondere con soluzioni concrete, come il legittimo affidamento e il riconoscimento del valore delle aziende esistenti, delineato dalla Carta di Nizza, sul quale sono intervenute con norme regionali sia la Toscana che il Veneto, ma per le quali la Corte Costituzionale ha eccepito la competenza dello Stato.

Lavoriamo su queste basi per risolvere definitivamente la questione, rappresentando in prima istanza come le concessioni demaniali dovrebbero essere escluse dalla Direttiva servizi essendo, per definizione del Codice della navigazione e del relativo Regolamento di attuazione, concessioni che riguardano beni”.

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ultimo aggiornamento: 16-12-2020


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