“Gridalo!” (R. Saviano, Bompiani, 2020)

“Le parole sono l’architettura del pensiero”

Roberto Saviano è tornato in libreria con “Gridalo!” una lunga narrazione a metà strada tra saggio e romanzo dove si concentra sul valore delle parole e il loro uso facendo riferimento a storie esemplari.

Ho trovato interessante l’interlocutore ideale a cui Saviano si rivolge: Saviano liceale, ma anche un liceale dei giorni nostri, ossia quella generazione in parte “dimenticata” a causa della pandemia. In quel liceale spesso riaffiora con un tocco di nostalgia lo studente che Saviano è stato, ma anche il disincanto consapevole di quanta difficoltà si possa fare oggi a attivare un dialogo, anche immaginario, fra generazioni. Lo sforzo narrativo in questa impostazione miè piaciuto molto anche perchè determina lo stile con cui Saviano tratta la materia narrativa. Ha scelto, come spesso accade in questi ultimi anni, storie di persone vere che siano esemplari per potersi soffermare su certe considerazioni rigarduanti in questo caso il valore e l’uso delle parole nei nostri tempi dalla politica alla libertà di stampa, con il risvolto pratico nella vita di ogni giorno.

“Puro è il cuore che ha puntato sempre e solo se stesso sul tavolo da gioco”

Dare il giusto peso alle parole che si ascoltano e si dicono significa, in queste pagine di Saviano, direzionare la comunicazione alla ricerca della verità alzando anche la voce se necessario, sono gli aspetti del libro che emergono in modo dirompente. Ho trovato il libro di Saviano decisamente diverso dalle inchieste giornalistiche che lo hanno preceduto e la strutturazione dei racconti e lo stile rendono la lettura agile e appassionata. Molti sono i riferimenti saggistici e letterari presenti nel libro che denotano la cura e la documentazione che è fondante per ogni storia.

“Scrivere di per sé non è un atto sovversivo, è il fatto che di leggano a rendere estremamente pericoloso quello che scrivi”

@Erykaluna

Erika Pucci

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ultimo aggiornamento: 24-01-2021


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