Biancaneve nel nocevento” (Marilù Oliva, Solferino, 2021)

“Gli anni ottanta sbocciavano come una promessa di mite ferocia e nella mia testa tutto cominciò con una rosa del deserto”

“Biancaneve nel novecento” (Solferino editore) è l’ultimo libro di Marilù Oliva, poliedrica autrice che spazia dal giallo ai saggi con grande abilità stilistica e originalità.

Qui racconta le storie di due donne: quelle di una ragazza nata negli anni settanta, Bianca, e la storia di Lili, sopravvissuta al campo di concentramento di Buchenwald.

I capitoli alternano le due storie, così il lettore è immerso in modo parallelo lungo tutto il novecento attarverso gli accadimenti personali delle protagoniste.

Conosciamo Bianca fin da piccola in una Bologna segnata dalle grandi stragi degli anni ottanta e alla diffusione dell’eroina nel decennio successivo. Fin da piccola Bianca ama rifugiarsi nelle storie, vero e proprio rifugio dalla realtà ma anche strumenti di comprensione del proprio vissuto, e da grande sarà invece proprio la storia contemporanea al centro del suo interesse. Marilù Oliva infatti ci porta nell’infanzia complessa di Bianca, costellata da rapporti familiari difficili, personaggi inquietanti, per portarci poi nella sua adolescenza fatta di traguardi scolastici, amicizie, amori e situazioni a rischio. In ogni età emergono con grande nitidezza le caratteristiche costanti di Bianca: una grande consapevolezza rispetto al vissuto, un’empatia femminile molto sviluppata, la voglia di correre il rischio e di trovare poi il modo di difendersi, con ostinata e positiva caparbietà. Il salvarsi la vita in qualche modo è il nodo che la lega invisibilmente a Lili, la cui storia di deportata ci viene raccontata senza sconti descrivendo la vita nel bordello del campo di concentramento, attraversando il tema della violenza, dell’umiliazione, della sopravvivenza e della spersonalizzazione.

Ciò che colpisce del romanzo di Marilù Oliva è la grande capacità di dare una chiara voce a entrambe le narrazioni in prima persona. Le voci di Bianca e di Lili sono voci composte da scelte lessicali, linguistiche caratterizzanti, ma anche da una forte connotazione temporale. Bianca racconta di sé come di un passato prossimo ancora vicino, Lili ne racconta con l’andamento del passato remoto.

perfino l’inferno può sembrare attraente quando sei costretta a morire giorno dopo giorno come una bestia affamata e infreddolita” –

Marilù Oliva mostra al contempo grande sensibilità introspettiva senza trascurare l’ambientazione storica il cui approfondimento si fa tuttuno con la materia narrata. La storia emblematica di queste due donne diviene così la storia del nostro novecento e dei grandi eventi storici e di cronaca che hanno caratterizzato il nostro Paese dalla seconda guerra mondiale in poi.

L’autrice sa muoversi anche nei temi più complessi, come la violenza sui minori e sulle donne, senza omissioni ma con grande rispetto e dignità.

Tutto il romanzo è pervaso dall’aurea della fiaba archetipa che si innesta nell’attualità come specchio priveligiato perchè la storia di due possa contenere traccia della storia di molti. Lili e Bianca sono due personaggi che restano addosso e si fa fatica a lasciarle chiudendo il libro.

Così tra attualità, storia, introspezione e ritmo fiabesco, Marilù Oliva ha saputo intessere un romanzo originale in cui il lettore può perdersi e ritrovarsi con grande piacere, come accade nel bosco di ogni fiaba classica.

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