“Biancaneve nel Novecento” (Solferino, 2021) è l’ultima opera di Marilù Oliva, insegnante, saggista e scrittrice. In questo romanzo ritroviamo molte delle tematiche cardine dell’autrice, quali lo sguardo storico, sociale e introspettivo sul mondo femminile, l’ambientazione bolognese. “Biancaneve nel Novecento” attraverso le vicende delle due protagoniste attraversa i fatti più rilevanti della storia italiana dalla seconda guerra mondiale al 2000. E’ tra i candidati al Premio Strega 2021.

  1. “Biancaneve nel Novecento” è la storia di due donne, Lili, sopravvissuta ai campi di sterminio, e Bianca, una giovane donna all’alba del nuovo millennio. Cosa ti ha spinto a utilizzare le storie di due donne così apparentemente lontane per ripercorrere la storia del nostro Paese dalla seconda guerra mondiale a oggi?

Volevo raccontare le esistenze di due donne del secolo scorso, due donne non omologate e speciali, il loro fluire dentro alla grande Storia, quella che molti di noi credono distante, mentre in realtà ci appartiene, anche se talvolta sembriamo non farci caso, presi come siamo dai nostri guai.

2- Lili e Bianca appartengono a generazioni diverse, ma entrambe si trovano a fronteggiare avversità per guadagnarsi la sopravvivenza. In cosa si somigliano e in cosa si differenziano?

Lili  e Bianca sono convinte che la Storia sia qualcosa di avulso dalla vita reale e in mano soltanto ai potenti, si illudono che scorra lontana, invece, una volta cresciuta, una ne insegue le tracce; l’altra ne viene prepotentemente risucchiata, perché rinchiusa nel lager di Buchenwald e costretta a lavorare dentro al bordello.

3- I fatti storici del periodo che fa da sfondo al romanzo riguardano i fatti salienti della nostra storia contemporanea, dalla guerra a fatti di cronaca più eclatanti come “Il mostro di Firenze”. Che ruolo hanno nelle vicende delle due protagoniste i fatti storici e con quale criterio hai scelto quelli da menzionare nel romanzo?

Hanno il ruolo di scandire il tempo storico, quello relativo agli eventi dei singoli (omicidio di John Lennon, ad esempio) ma anche alle tragedie collettive (la Shoah). Il Novecento è ricchissimo di eventi documentati e non è stato semplice scegliere, alla fine ho deciso di rievocare solo quelli che, a mio avviso, sarebbero stati funzionali alla storia. La strage alla stazione di Bologna, ad esempio, rispecchia i silenzi e i depistaggi della sua storia processuale nell’omertà da cui è circondata la piccola Bianca, vittima del figlio della vicina di casa, vicina che finge di non accorgersene.

4- Il libro è, a mio avviso, caratterizzato da una tua profonda cesellatura della parola che trova il suo apice nella “diversa voce” che hanno Lili e Bianca nel narrare le rispettive storie in prima persona. Su quali piani linguistici e stilistici hai lavorato per ottenere un effetto così efficace di diversificazione e armonia?

Grazie. Ho cercato di dare due voci differenti alle narratrici. La prima è quella di una bambina infelice negli anni Ottanta, con lessico talvolta rubato al mondo dell’infanzia, la seconda è quella di una ragazza del primo Novecento. In tutti i miei romanzi, poi, c’è un lungo lavoro di revisione dovuto non solo a me, ma al mio gruppo di correttori, siamo un bel team che non mi stanco mai di ringraziare!

5- Il ritmo del libro è ben cadenzato, le storie di intersecano abilmente e coinvolgendo profondamente il lettore con un crescendo nella parte finale. Visto i temi affrontati e la drammaticità di certi passaggi, in quali parti in cui hai “sofferto” di più a scrivere, sentendo la storia e il suo spessore emotivo e storico?

Entrambe le storie hanno comportato, durante la stesura, un bel dispendio di sofferenza, soprattutto nel momento della catabasi delle protagoniste e durante i loro battesimi del fuoco. Ma credo – me l’hanno confermato molti lettori – che questo sia un romanzo più di luce che di tenebra.

6- Per motivi anagrafici ho rivissuto gli anni di Bianca con molta complicità ritrovandomi nei cartoni, nelle fiabe, nei libri e poi nei cantanti che costellano la sua narrazione. La storia di Bianca in particolare nella Bologna fra gli anni ottanta e novanta, una Bologna vivace, fremente ma con l’ombra della droga che imperversa, è anche un ritratto generazionale?

Assolutamente sì, nel modo di pensare, di vestire, di rapportarsi al mondo.

7- Dal titolo e anche dalla suggestione di “attraversare il bosco per mettersi alla prova e ritrovarsi” in cosa ritroviamo l’archetipo della fiaba di Biancaneve?

L’archetipo principale è quello della matrigna-avversaria, di cui qui si ribalteranno i connotati. Si scoprirà la solidarietà femminile, di cui ancora non diamo abbastanza prova. Per quanto riguarda il bosco, qui diventa luogo suggestivo ambivalente: non cela solo insidie e orrori, ma forse anche la salvezza.

8- La tua opera è proposta anche come libro utile per le scuole per le tematiche trattate. Quali sono gli aspetti didattici e empatiche che possono valorizzare un’esperienza didattica attraverso la lettura di “Biancaneve nel novecento”?

A parte lo stimolo alla lettura e tutto ciò che concerne i meccanismi della narratologia (intreccio, sistema dei personaggi, gestione del tempo, etc), sul fronte meno tecnico lo stanno adottando nelle scuole per i seguenti nuclei tematici: la storia del Novecento, la Shoah, il senso della storia, la famiglia, i misteri delle cose non dette, i primi amori, la solidarietà, l’amicizia. Sono tutte tematiche che coi giovani consentono ampi margini di sviluppo sia a livello di verifica che di dibattito o approfondimento.

9- Per finire, cosa hai provato quando hai saputo che “Biancaneve nel novecento” avrebbe concorso al premio Strega?

Molta gioia e riconoscenza sia verso la scrittrice Maria Rosa Cutrufelli che l’ha proposto, sia verso l’editore che ha sostenuto questo romanzo fin dal primo momento in cui gliene ho parlato. Il Premio Strega è tra i più prestigiosi premi letterari che abbiamo in Italia, già aver partecipato per me è un’occasione grandissima.

Erika Pucci

@Erykaluna

“Biancaneve nel novecento”, M. Oliva, Solferino 2021
(Visitato 60 volte, 1 visite oggi)
TAG:
bologna donne oliva

ultimo aggiornamento: 27-02-2021


Nel nuovo video di Lialai… spunta Rocco Siffredi

“Una rabbia semplice” [Recensione libro]