“Una rabbia semplice” (D. Longo, Einaudi, 2021)

Perché quello che è ovvio non sempre è vero e quello che è vero non sempre è ovvio.”

“Una rabbia semplice” di Davide Longo (Einaudi, 2021) è il terzo romanzo con protagonista il commissario Arcadipane.

Contestualmente sono stati nuovamente editi con Einaudi i primi due volumi “Il caso Bramard” e “Le bestie giovani”

Davide Longo aveva sollecitato la mia curiosità leggendo alcuni passaggi delle sue opere che mi avevano colpito per lo stile originale e particolare. I libri, pur essendo collegati per ambientazione, personaggi, ricerca stilistica, sono in effetti indipendenti e molto diversi l’uno dall’altro. Se ne “Il caso Bramard”, il primo in cui si presentano personaggi e antefatti, prevale un tono malinconico unito alla suspance investigativa, già ne “Le bestie giovani” sale la vena ironica, tanto che nel terzo volume il lettore è piacevolmente spiazzato dalla buona dose di malinconia e humor che governano la narrazione.

L’ambientazione di “Una rabbia semplice” è Torino, una città che ci viene offerta con gli occhi del protagonista alle prese con i bilanci della propria vita personale e professionale. Anche in questo volume Arcadipane si conferma un detective fuori dai canoni dei commissari letterari che girano nelle storie negli ultimi anni. Arcadipane indaga, scruta, riflette, ragiona sul caso di violenza nei confronti di una donna all’uscita della metropolitana la cui risoluzione dubbia lo attanaglia.

Insieme a lui ancora Corso Bramard, ex ispettore dal passato tormentato, Isa Mancini e un ex poliziotto dalle caratteristiche sfuggenti.

“Ci sono cose che non vediamo o tocchiamo, ma possiamo dedurre che esistono dalle conseguenze della loro presenza. [.] E se ci sono qualcuno le ha generate.”

Dalle Langhe l’indagine approda nella giungla del dark web dove le regole e il contatto con il reale sembrano labili e ingannatrici, un luogo di inquietudini giovanili che sfugge ai giovani.

Durante lo sviluppo dell’indagine Arcadipane cerca di ricucire il rapporto con se stesso, le relazioni familiari, la fiducia nel proprio istinto professionale.

Il libro di Longo colpisce per l’agilità della trama, il ritmo della narrazione e la delineazione accurata dei personaggi. Tutti sono approfonditi dal punto di vista psicologico e si ritagliano nello spazio del lettore un ruolo speciale.

“Dove sono andati tutti quegli anni di pochi soldi, bambini da crescere e preoccupazioni che gli pesavano addosso?”

La storia è attraversata da una vena malinconica e da una consapevole ironia che vanno al di là del caso da risolvere: è la malinconia di chi guarda la propria vita con una certa distanza per cercare di fare pace con se stesso, ritrovare un collocamento nello spazio e nel tempo, definire relazioni, lasciare spazio al possibile, prendendosi con audacia e al contempo senza prendersi troppo sul serio. Ci sono pagine esemplari che emergono a livello introspettivo e relazionale, decisivi in questo senso sono soprattutto i dialoghi con la psicologa Ariel, sicuramente un personaggio coinvolgente e fuori dalle righe.

Nell’opera troviamo molte suggestioni dei grandi scrittori piemontesi del novecento, ma è soprattutto lo sguardo di Fenoglio sulle piccole cose quotidiane al di là dell’intimità che predomina, calandosi in un’atmosfera dove indagine ispettiva e interiore si intrecciano.

Non mancano momenti di grande ironia, come tutte le parti riguardanti le relazioni virtuali che vengono messe alla berlina dallo stesso protagonista.

Con questa trilogia Longo si è costruito uno spazio inedito e personale nel mondo dei gialli e, a mio avviso, l’ultimo libro “Una rabbia semplice” rappresenta un esempio importante dove il noir utilizza canoni espressivi innovativi per raccontare il nostro tempo.

Erika Pucci

@erykaluna

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