Quando abbiamo smesso di capire il mondo (B. Labatut, Adelphi, 2021)

Trama

“Quando abbiamo smesso di cambiare il mondo” (B. Labatut, Adelphi, 2021) è un libro molto particolare a partire dal genere in cui si inserisce. È una narrazione che si pone nel territorio dove romanzo e saggio si intrecciano e si amplificano. Filo conduttore dei racconti che si susseguono è la nascita della scienza moderna a partire dall’invenzione del colore Blu di Prussia. Nelle pagine, attraverso le invenzioni scientifiche più rilevanti, si attraversa tutta la storia contemporanea del mondo occidentale e dell’indiscutibile legame tra scienza e storia. Questa è l’occasione per affrontare i tanti temi etici, sociali e politici del Novecento, a partire dai progressi della scienza sfruttati dai regimi dittatoriali narrati con grande obiettività, coinvolgimento e ritmo. La caratteristica di questa opera è rendere romanzo i vari scienziati e le loro vicende per amalgamare letteratura e storia della scienza. Matematici, fisici e scienziati si alternano nelle storie divenendo veri e propri personaggi molto originali e ovviamente geniali. Nodo centrale di queste variegate vicende è la consapevolezza del giovane Heisenberg: il mondo non si può comprendere fino in fondo, nonostante tutte le formule entro cui cerchiamo di racchiuderlo per svelarne i meccanismi.

Note al margine

Ho trovato questo libro straordinario proprio per la capacità che ha di coinvolgere il lettore nel settore della storia della scienza utilizzando un linguaggio poetico. Il confronto tra i linguaggi scientifici e quelli narrativi è un elemento che ricorre e stuzzica continuamente. Labatut ci porta all’interno della ricerca scientifica, ai traguardi ambiti quasi esasperanti e alle terribili conseguenze a cui spesso hanno portato gli sviluppi della fisica, della matematica e delle scienze in genere.

Labatut sa alternare il linguaggio tecnico con quello narrativo, ideando un modo di raccontare unico e straordinario, trasmettendo la passione per la curiosità e l’amara consapevolezza che non potremo mai capire il mondo, come confessa un personaggio a Heisenberg durante un fortuito incontro ad Amsterdam.

Mi hanno colpito molto la puntualità con cui sono descritti i disastri della guerra e la presenza di sequenze sensuali fra formule ed equazioni, ma, come è scritto nel libro, “fare matematica è come fare l’amore”.

IL LIBRO IN UNA CITAZIONE

“Il fisico -come il poeta- non deve descrivere i fatti del mondo, ma creare metafore e connessioni mentali”.

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