Il valore affettivo (N. Verna, Einaudi, 2021)

Trama

Bianca è immersa in un’esistenza dilaniata tra mania di controllo e ricerca ossessiva di una redenzione. Da bambina ha perso la sorella Stella, poco più grande di lei. Stella rappresentava l’elemento di luce nella famiglia: saggia, disponibile, altruista, generosa, il perno della casa. Dal giorno della sua tragica scomparsa il mondo familiare e emotivo di Bianca è crollato. Attraverso una continua altalena tra presente e passato, conosciamo la collocazione attuale di Bianca nel mondo: sbobinatrice di interviste per il settore marketing, compagna perfetta di un affermato chirurgo, Carlo, verso cui ostenta assoluta devozione come parte necessaria di un progetto estremo. L’unico vero obiettivo di Bianca è di riportare Stella e la sua purezza nel presente. Nel raggiungimento di questo obiettivo diversi fatti si sovrappongono e costringono la protagonista a tornare spesso nel suo passato da star del piccolo schermo a studentessa universitaria, da sorella minore in un mondo di grandi a persona distrutta dal senso di colpa. La storia, in un climax di eventi, porterà Bianca a tornare fisicamente nel passato per ristabilire, forse, con sé stessa uno spiraglio di possibilità.

Note al margine

Nicoletta Verna, autrice di saggi e volumi su cultura e mass media, debutta nella narrativa con un romanzo familiare dirompente sul piano stilistico e nei contenuti.

I personaggi sono il vero motore della storia: l’autrice dimostra un talento notevole nell’approfondimento e nella caratterizzazione delle figure che compongono la storia, riuscendo a mantenere nella scrittura la distanza necessaria per un’immagine nitida e cristallina ma senza mai perdere di vista il gioco di empatia con il lettore. Difatti dai personaggi della Verna è difficile staccarsi: reali, credibili, veri nel pieno delle loro contraddizioni, fragilità, scopi da raggiungere risultano capaci di imprimersi tutti quanti negli occhi di chi legge.

Il tema principale del libro è il dramma familiare e la conseguente ricerca di redenzione personale dal senso di colpa capace di alterare la percezione dei fatti. In questo fotogramma Nicoletta Verna porta la storia agli estremi giocando su temi forti come la mancanza di dialogo con sé stessi e con gli altri, i ruoli definiti nelle relazioni che divengono idealizzazione ma anche limitazione nello sviluppo personale e nell’autenticità delle relazioni. C’è nel libro una continua perdita di innocenza, di ricerca forsennata di verità che giocano con la rivelazione dei fatti che spesso sono diversi da come ognuno di noi se li racconta. Nella protagonista tutto ciò degenera in rapporti malati e logori con gli altri, con la realtà che la circonda e con sé stessa, fino a immergersi in una condizione emotiva patologica.

Altro aspetto che sorprende in questo romanzo potente sono i temi che Nicoletta riesce a portare nella storia con grande abilità narrativa: mentre leggiamo le vicissitudini di Bianca, è naturale soffermarsi a pensare sull’impatto della televisione, per esempio, nella vita della protagonista ma anche nella quotidianità delle persone. La TV diventa uno specchio deforme presente nell’esistenza di ogni giorno, ma paradossalmente, nel caso di Bianca e sua madre, un terreno di incontro.

L’autrice ha uno stile molto particolare: riesce a rendere la storia in alcuni passaggi dolorosi veramente claustrofobica, in altri prevale un tono ironico, come negli incontri sulle ricerche di marketing, in altri predomina uno stile oggettivo eppure partecipato come nell’ostinata ricerca di una maternità difficile da raggiungere. In questo ultimo tema l’autrice, come nella vicenda psicologica, racconta con grande rigore scientifico e al tempo stesso con una compassione che trapela tra le righe. Queste alternanze di toni conferiscono al romanzo un ritmo magnetico, così come la scelta della narrazione in prima persona singolare, la quale conferma le doti narrative dell’autrice immergendo il lettore nel mondo ossessivo di Bianca.

Ci sono degli elementi che sono emblematici: la tv che racconta del naufragio della Concordia per suggerire la contestualizzazione temporale, le Barbie, col carico di aspetto ludico e valore dell’apparenza che ha rappresentato, l’auricolare negli orecchi delle giovanissime nelle trasmissioni televisive. Con certi oggetti Nicoletta Verna prende per mano il lettore portandolo nel vortice della storia raccontata e della Storia dei media e della cultura di massa nella micro-quotidianità.

Infine, il gioco che l’autrice sa instaurare con il lettore è uno degli elementi di forza del romanzo: la scrittrice mostra, racconta, svela, sorprende, coinvolge, mettendo chi legge con le spalle al muro per cui l’unica scelta è continuare a leggere.

Questo debutto così sorprendente, porta “il valore affettivo” accanto a altri romanzi sul tema familiare che hanno già segnato, in modo molto positivo, l’inizio di questo anno come “Biancaneve nel Novecento” (Marilù Oliva, Solferino, 2021) e “Questo giorno che incombe” (A. Lattanzi, HarperCollins, 2021) ritagliandosi uno spazio tutto suo e arricchendo la riflessione sulla condizione familiare e soprattutto femminile intese come ricerca di sé e di rapporti autentici.

Il libro in una frase

“Perché la vita è fatta di aspettative. È una miscela di attese, presentimenti, progetti che ci aiutano a non soccombere di fronte al terrore che il futuro possa essere disastroso come il passato. E a nessuno piace quando il futuro che aveva in mente si sgretola.”

Erika Pucci

@erykaluna

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