“Non esiste alcun potere di ordinanza e chiusura a disposizione dei sindaci. E comunque non basta chiudere un locale: si rischia di incentivare l’idea per cui chiudere quella pizzeria significhi aver vinto una battaglia che invece è culturale”.

Lo scrive sui social Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore salito alla ribalta sui social, nelle ultime ore, per ospitare una pizzeria colma di cimeli fascisti e ritratti del duce. “Partiamo da una premessa – scrive il sindaco – l’antifascismo, inteso come scelta storica, culturale e sociale di antitesi e reazione all’epoca del ventennio e di difesa di valori democratici e fondamentali dell’umanità è e resta un elemento fondante sia della storia democratica del Paese e anche di Camaiore, che di quell’epoca, fatta di acri scontri fra pezzi di comunità devote al duce e altri attivi contro la dittatura, porta ancora i segni dei trucidati svaniti nel nulla del Palazzo Littorio o dei vari eccidi perpetrati contro i civili, proprio come la vicina Sant’Anna”.

Del Dotto ricorda d aver firmato la proposta di legge popolare antifascista per combattere la commercializzazione di oggetti o ambienti di evocazione nostalgica. “Sinora – dice parlando della pizzeria – l’unico modo civile e democratico di manifestare dissenso da parte della gente è stato non dare pubblicità ed evidenza, come invece fanno i social, e al più, come fanno molti camaioresi, compresa la mia famiglia, non andarci a mangiare. Temo invece che tutta questa visibilità dia vita a una inaccettabile meta nazionale di pellegrinaggi fascisti da tavola, sgraditi e degradanti.

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