È al momento in carcere a Lucca, Gianluigi Ragoni, il 44enne che ieri sei è barricato in casa a Torre del Lago, dopo aver sparato due colpi di pistola, uno dei quali ha ferito lievemente un vigile del fuoco. Lo ha detto in conferenza stampa oggi il questore di Lucca, Alessandra Faranda Cordella. L’anziano padre, 90 enne, Adelmo Ragoni, è invece al momento nella sua casa. Entrambi sono accusati di tentato omicidio in concorso e di detenzione illegale di arma.

Nell’interrogatorio che si è svolto ieri notte in commissariato a Viareggio, il 44 enne ha accusato il padre di aver sparato. Lo conferma il questore di Lucca Alessandra Faranda Cordella in conferenza stampa.

Sono in corso analisi da parte della polizia scientifica per appurare chi dei due abbia realmente sparato. “Al momento – ha detto il questore – non siamo in grado di stabilire chi dei due abbia sparato”.

“E’ stata una fortuna che sia stata utilizzata una pistola vecchia e di piccolo calibro. Con un’altra arma forse avremmo avuto una tragedia. Non sappiamo se è stata comprata molti anni fa: si tratta di un’arma vecchia, una calibro 22, per fortuna. Se il calibro fosse stato più potente, sarebbe andata ben diversamente. Il proiettile ha attraversato un importante segmento di legno, andando ad impattare esattamente sul cuore del vigile del fuoco che cercava di entrare. Il pompiere è stato fortunato – continua il questore di Lucca – Se si fosse trattato di un’altra arma, la porta non sarebbe riuscita ad attutire il colpo in quel modo”.

“La pistola è stata utilizzata con ogni probabilità dall’anziano, almeno stando a quanto ha dichiarato il figlio. A breve avremo riscontri dalla polizia scientifica di Firenze, visto che ad entrambi è stato fatto il tampone per individuare chi dei due ha sparato. Nell’immediato, dopo il fermo, il figlio ha detto che ha sparato il padre. Ma in casi del genere è bene aspettare le analisi della scientifica”.

“Ci troviamo di fronte a due personaggi, padre e figlio, con chiara fragilità mentale. L’arma utilizzata, da un controllo effettuato sia nei sistemi informatici che sul cartaceo dal commissariato di polizia di Viareggio, non risulta essere mai stata denunciata”. Conclude il questore.

“Il nostro compito è stato quello di tenere un dialogo costante con l’uomo, rassicurarlo. E soprattutto tenerlo sempre in vista e con le mani alzate, per scongiurare altri gesti”. Lo ha spiegato l’agente Martina De Vincenzo, uno dei mediatori della polizia che ieri ha tenuto sotto controllo la situazione “In una seconda fase – ha aggiunto De Vincenzo – abbiamo cercato di far finta di assecondare le richieste del 44enne, che voleva che gli fosse annullato il tso, che fossero chiuse tutte le psichiatrie in Italia e che voleva gli fosse riattaccata la luce in casa. Abbiamo cominciato a passargli documenti falsi dalla finestra, attraverso un secchio e una corda, per cercare di farlo ragionare e aprire la porta”

“Quando siamo intervenuti su posto, ci siamo subito resi conto che sarebbe stato difficile pensare ci fosse lo spazio per convincere l’uomo ad arrendersi e uscire. Abbiamo subito chiesto un intervento tecnico operativo dei reparti specializzati della polizia di stato. Non sapevamo quanti armi avesse, e che di che tipo”. Così Luigi Larotonda, dirigente del commissariato di polizia di Viareggio. “I colpi – ha aggiunto il dirigente – sono stati sparati dall’interno verso l’esterno: non avevamo alcun dato per capire quali e quante armi avesse. Ci siamo subito resi conto che era rischioso operare senza i corpi speciali della polizia di stato”. Sono stati in effetti i Nocs, in tarda serata e dopo ore di vani tentativi di mediazione, a riuscire a fare irruzione nella casa, facendo esplodere la serratura della porta di casa e poi brillare un ordigno accecante in casa, per immobilizzare e bloccare i due uomini.

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ultimo aggiornamento: 20-01-2022


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