Mosche (V. Santini, ed. Voland, 2024))

Il libro

Il protagonista di “Mosche” (Voland, 2024), seconda opera di Valentina Santini, è il quarantaseienne  Francesco Sforzi.  Lavoro precario e con salario inadeguato, senza indipendenza economica, vive ancora in famiglia. Ha un rapporto speciale con sua nonna, ora ospitata in una casa di cura.  Francesco è pieno di ossessioni e intolleranze ed è convinto che il mondo gli deve molto. Nel sistemare la villa appartenuta alla nonna per metterla in vendita scopre importanti verità che iniziano a ronzare come delle mosche nella sua testa. Si ritrova così a essere capolista per le elezioni politiche, finendo una centrifuga di escort, comunicazione social d’effetto, uno spin doctor senza scrupoli, medicine strategiche. Una campagna elettorale perfetta.

Note al margine

In questa sua seconda opera Valentina Santini conferma il suo stile d’effetto: preciso, acuto talvolta crudo ma sempre efficace. La raffigurazione del personaggio principale è la punta di forza del testo: cinico, perfetta raffigurazione di alcuni aspetti che ricorrono nella nostra attualità, attraverso di lui l’autrice affronta tematiche importanti come la politica, la deriva dei social, le reazioni del pubblico. La trama è apparentemente difficile da afferrare, conferma del talento innovativo di Valentina Santini: nelle prime pagine il lettore è disorientato, ma bastano pochi capitoli per comprendere la strada percorsa da Francesco Sforzi e immergersi nella sua esistenza.

Un punto essenziale sono le relazioni che Sforzi non sa gestire, soprattutto a causa della sua rabbia e violenza, solo con la nonna emerge un lato umano non ancora disgregato.

Uno stile inconfondibile arricchito da un sarcasmo pungente che arriva dritto al cuore delle tematiche attuali  perché il popolo ha bisogno di slogan, non di pane.

Fra i nodi tematici più interessanti c’è di certo quello del “raccontare se stessi” che da strategia comunicativa può divenire una vera e propria patologia.

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Varata la settima unità Mangusta 104 Rev

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