“Storia delle regole del calcio” (recensione libro)

Storia delle regole del calcio” (A. Scuglia, ed. Pacini 2024)

Il libro

“Storia delle regole del calcio e deontologia del giornalismo sportivo” è un saggio di Antonio Scuglia che percorre le regolamentazioni sportive di questo sport e i cambiamenti nel corso del tempo.

 180 anni fa, con le Cambridge Rules, inizia questa avventura storica fino ad arrivare alle impennate tecnologiche recenti con le sale Var. Tanta strada è stata fatta ma il calcio è sempre rimasto fondamentalmente uno sport di grande aggregazione e emozioni in campo.

Il testo è pensato soprattutto per i giornalisti sportivi perché abbiano chiaro su cosa concentrare la propria narrazione ma è un testo così agile nello stile che cattura l’interesse anche dei non addetti ai lavori e di chi di calcio sa poche nozioni.

Nel libro ci si sofferma soprattutto sulle 17 regole del calcio odierno, sui loro cambiamenti e interpretazioni. Interessanti sono anche le analisi sui motivi che portano ai mutamenti delle regole del calcio, un approfondimento interessante sulle nuove tecnologie completa l’opera, mentre un utile capitolo è dedicato alla deontologia professionale.

Note al margine

Il calcio è lo sport più popolare e giocato al mondo, ma è anche quello inevitabilmente più narrato. Con le 17 regole affrontate singolarmente in ogni capitolo, Scuglia propone spunti per focalizzare l’attenzione a chi si occupa di calcio a livello giornalistico.

Tante sono le curiosità che emergono in questo libro, soprattutto a livello storico. Dalla nascita del football in Inghilterra alla sua diffusione planetaria. Il libro è interessante perché sa raccontare lo sport e le sue regole con coinvolgimento narrativo in cui emerge la passione dell’autore per questo gioco. Credo che gli approfondimenti stilatisu Var, deontologia e le proposte in calce al libro siano di grande rilievo perché offrono uno sguardo critico sullo status di questo sport. Da notare anche il paragrafo “Sessismo e giornalismo sportivo”, uno dei tanti tabù che, onestamente, credo percorrere in generale la narrazione sportiva ma su cui il professore, docente di comunicazione all’Università di Pisa, sa offrire proficui sguardi e suggerimenti.

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