Incendio di materiale plastico il day after, l’allarme di Legambiente: “Non è un caso isolato”

Il grave incendio divampato ieri mattina nello stabilimento Delca Energy di Vicopisano riaccende le preoccupazioni ambientali e sanitarie nella Valdera. L’area è stata avvolta da una densa colonna di fumo nero, con possibili ricadute ancora tutte da verificare.

L’impianto coinvolto si occupa di selezione, triturazione e trasformazione di rifiuti plastici in materie prime seconde e Combustibile Solido Secondario (Css), destinato anche a impieghi industriali come i cementifici.

Per Legambiente Valdera, l’episodio non è isolato ma si inserisce in un quadro territoriale critico: nella zona pisana e in particolare nella Valdera viene trattata oltre metà dei rifiuti prodotti in Italia. Una concentrazione che, secondo l’associazione, aumenta in modo significativo il rischio di incidenti rilevanti.

Il pensiero corre ad altri eventi recenti: il rogo del 2020 nello stesso impianto di Delca Energy, l’incendio del 2024 all’impianto Geofor di Pontedera, oltre ai più recenti episodi in Toscana, tra cui quello avvenuto a gennaio a Campi Bisenzio e quello della scorsa settimana a Capannori.

Secondo Legambiente, la ripetizione di questi incendi impone una riflessione strutturale sulla sicurezza del sistema di gestione dei rifiuti e sulla concentrazione degli impianti industriali in aree densamente abitate.

Particolare attenzione viene posta ai possibili effetti sanitari: la combustione di plastiche può generare sostanze tossiche come diossine e furani, con potenziali effetti cancerogeni e interferenze endocrine, capaci di persistere nell’ambiente e accumularsi nella catena alimentare. Per questo si chiede massima trasparenza sui dati di monitoraggio dell’aria e del suolo da parte di ARPAT.

Resta aperta anche la questione delle cause. Pur in attesa degli accertamenti ufficiali, l’ipotesi di autocombustione viene ritenuta poco probabile senza condizioni termiche estreme o particolari criticità di stoccaggio. Tra le possibili origini vengono indicati malfunzionamenti, sovraccarichi di materiali o carenze gestionali.

Un ulteriore elemento critico riguarda il contesto economico: la crisi del mercato delle plastiche riciclate eterogenee starebbe portando all’accumulo di grandi quantità di materiale nei depositi, con un conseguente aumento del rischio di incendio. Da qui la proposta di rivedere a monte il modello di produzione, riducendo l’uso di materiali difficilmente riciclabili e incentivando alternative compostabili o realmente circolari.

Infine, l’associazione solleva dubbi sull’adeguatezza delle misure di prevenzione antincendio e sul rispetto del Certificato di Prevenzione Incendi, chiedendo verifiche sui carichi effettivi di materiale stoccato e un rafforzamento dei controlli. Tra le misure invocate: sensori termici più capillari, distanze di sicurezza reali tra i cumuli e sistemi automatici di spegnimento calibrati sui rifiuti plastici.

L’appello finale è alla trasparenza: dopo le emergenze, servono dati pubblici, verificabili e tempestivi, affinché la sicurezza ambientale nella Valdera non resti un principio astratto ma una garanzia concreta per la popolazione.

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