La marineria di Viareggio continua a ridursi. Entro il 2026 saranno demoliti dieci pescherecci specializzati nella pesca a strascico, pari a circa un terzo della flotta viareggina. Un ridimensionamento che, secondo Coldiretti Pesca Toscana, rischia di compromettere il futuro di uno dei comparti storici dell’economia del territorio.
A pesare, denuncia l’associazione, sono gli incentivi europei alla rottamazione delle imbarcazioni, la riduzione delle giornate di pesca, l’aumento dei costi di gestione, una burocrazia sempre più complessa e la mancanza di misure in grado di favorire il ricambio generazionale. Una situazione che spinge molti armatori ad abbandonare l’attività senza che vi siano giovani pronti a raccoglierne l’eredità.
L’allarme è stato portato anche a Bruxelles, dove una delegazione di pescatori di Coldiretti ha partecipato a un confronto sul futuro della pesca europea in vista della definizione del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e della riforma della Politica comune della pesca. A rappresentare la Toscana è stato il responsabile del settore pesca di Coldiretti, Danilo Di Loreto.
“La banchina della pesca professionale di Viareggio perderà, con la rottamazione appena approvata, altre dieci imbarcazioni da pesca a strascico – spiega Di Loreto -. Insieme alle barche saranno cancellate anche le licenze e molti pescatori esperti, ancora in grado di lavorare, saranno costretti a lasciare il mare senza alcuna prospettiva di reinserimento. La situazione è analoga negli altri porti toscani e queste imbarcazioni non saranno sostituite da nuovi natanti”.
Secondo Coldiretti, la diminuzione della flotta comporterà anche una riduzione del pesce locale disponibile sui mercati, con un conseguente aumento delle importazioni dall’estero. Un aspetto ritenuto particolarmente preoccupante considerando che dalla pesca a strascico proviene circa il 70% del pescato nazionale.
L’organizzazione agricola sottolinea inoltre come, negli ultimi quarant’anni, il numero dei pescherecci italiani si sia praticamente dimezzato, passando da circa mille a cinquecento unità. Una tendenza che, senza un cambio di strategia da parte dell’Unione Europea, è destinata a proseguire.
Per invertire la rotta, Coldiretti Pesca chiede che nella prossima Politica comune della pesca vengano stanziati almeno 7,3 miliardi di euro, evitando l’accorpamento delle risorse in un fondo unico. Tra le richieste figurano anche incentivi per il ricambio generazionale, investimenti nella transizione ecologica della flotta, una revisione delle norme che hanno ridotto le giornate di pesca nel Mediterraneo, strumenti assicurativi specifici per il settore e l’istituzione dei cosiddetti “Corridoi Azzurri”, per favorire l’impiego di manodopera qualificata anche proveniente da Paesi extra Ue.
Un capitolo importante riguarda infine l’acquacoltura, che in Toscana vale oltre 60 milioni di euro e che Coldiretti considera uno dei pilastri della futura sovranità alimentare, chiedendo maggiori risorse e norme dedicate per sostenere la competitività e la modernizzazione degli allevamenti.


