TOSCANA – Un dolore intenso al torace, soprattutto se si irradia verso la mandibola, le braccia, la schiena o la parte alta dell’addome, non va mai sottovalutato. In caso di dubbio, la raccomandazione è chiara: chiamare immediatamente il 112 e affidarsi al soccorso sanitario, senza mettersi autonomamente in viaggio verso l’ospedale.
L’infarto è infatti una patologia tempo-dipendente: intervenire rapidamente può essere determinante. La chiamata al 112 consente di attivare il sistema di emergenza territoriale, che può raggiungere il paziente con un’ambulanza adeguatamente attrezzata.
I soccorritori possono effettuare sul posto un elettrocardiogramma, che viene valutato immediatamente e, quando necessario, trasmesso alla centrale per una consulenza in tempo reale con il medico. Se viene confermato il sospetto di infarto, il paziente viene indirizzato verso la struttura ospedaliera più adatta e disponibile, in modo da garantire il percorso cardiologico appropriato.
Perché è importante non andare autonomamente in ospedale?
Innanzitutto perché non tutti gli ospedali dispongono di Utic, l’Unità di terapia intensiva coronarica, e di una sala di emodinamica, oppure queste strutture potrebbero non essere immediatamente disponibili.
C’è poi il rischio che le condizioni del paziente peggiorino durante il tragitto. Un malore improvviso mentre si è alla guida può provocare un incidente, mettendo in pericolo non soltanto chi sta male, ma anche altre persone.
Arrivando autonomamente al Pronto soccorso, inoltre, si deve passare attraverso il normale percorso di accettazione e triage, mentre l’attivazione del sistema di emergenza permette di avviare fin dal primo intervento il percorso dedicato all’emergenza cardiologica.
Il messaggio, dunque, è semplice: davanti a un dolore toracico intenso e a sintomi che fanno pensare a un possibile infarto, non perdere tempo e non guidare fino all’ospedale. Chiama il 112.
I soccorritori dell’emergenza sanitaria sono formati per riconoscere e gestire queste situazioni e conoscono l’organizzazione della rete cardiologica di emergenza. Nell’infarto, il tempo è vita: ogni minuto può contare.