A quasi otto anni dal crollo del ponte Morandi, la giustizia ha pronunciato la sentenza di primo grado su una delle più gravi tragedie infrastrutturali della storia recente del Paese. Il Tribunale di Genova ha inflitto 32 condanne, per un totale di quasi 180 anni di reclusione, nei confronti di ex dirigenti di Autostrade per l’Italia, della società di ingegneria Spea e di funzionari coinvolti, a vario titolo, nella gestione e nel controllo dell’infrastruttura.
Tra le pene più rilevanti c’è quella a 12 anni di reclusione per Giovanni Castellucci, all’epoca amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. Una condanna inferiore rispetto ai 18 anni e sei mesi richiesti dalla Procura. Undici anni sono stati inflitti a Michele Donferri Mitelli, ex dirigente della società, mentre Paolo Berti, già vice amministratore delegato di Aspi, è stato condannato a cinque anni e sei mesi, così come Antonino Galatà, ex amministratore delegato di Spea. Cinque anni di reclusione anche per Mauro Coletta, che ricopriva il ruolo di direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali al Ministero delle Infrastrutture.
Gli imputati sono stati ritenuti responsabili, con ruoli differenti, di reati che comprendono omicidio colposo, crollo colposo e altri illeciti connessi alla gestione della sicurezza del viadotto. Il processo si è concluso anche con 25 posizioni definite attraverso assoluzioni o prescrizioni.
Il 14 agosto 2018 il cedimento del ponte Morandi provocò la morte di 43 persone e decine di feriti, lasciando un segno profondo nella coscienza del Paese e aprendo un acceso dibattito sulla manutenzione delle infrastrutture italiane e sulle responsabilità dei concessionari.
La vicenda ebbe ripercussioni anche in Toscana, dove negli anni successivi furono intensificati controlli e monitoraggi su ponti e viadotti della rete autostradale e stradale regionale, con particolare attenzione ai tratti dell’Autostrada A11 Firenze-Mare, dell’A1 e della Firenze-Pisa-Livorno, nell’ambito di un piano nazionale di verifica delle opere considerate più datate o strategiche. La sentenza di oggi riporta al centro il tema della sicurezza delle infrastrutture, ricordando quanto la manutenzione e i controlli possano fare la differenza tra la prevenzione e la tragedia.