Operazione congiunta di Polizia di Stato e Carabinieri: in carcere un 23enne livornese accusato di una lunga serie di colpi messi a segno tra il 2020 e il 2026. Contestati furti, ricettazioni e utilizzo illecito di carte di credito
È finita con un arresto l’indagine sui furti seriali che da anni colpivano esercizi commerciali, luoghi di culto, uffici e strutture pubbliche di Livorno. Nella serata di lunedì 20 luglio 2026, un dispositivo congiunto della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Livorno, su richiesta della Procura della Repubblica.
In carcere è finito un 23enne livornese, ritenuto gravemente indiziato di una serie di reati contro il patrimonio. Le accuse riguardano 35 episodi delittuosi commessi nel territorio cittadino tra il 16 ottobre 2020 e il 22 giugno 2026.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane sarebbe responsabile di 28 furti consumati e tentati ai danni di negozi, farmacie, ristoranti, palestre, uffici privati, sedi di enti e associazioni, luoghi di culto ed edifici pubblici, tra cui anche il Palazzo di Giustizia e uffici statali.
Il bottino complessivo contestato ammonta a circa 7.450 euro in contanti, oltre a numerosi oggetti sottratti nel corso dei colpi: generi alimentari, telefoni cellulari, gratta e vinci, sigarette elettroniche, robot aspirapolvere e persino posate placcate in oro.
Al 23enne vengono inoltre contestati cinque episodi di ricettazione riguardanti autoveicoli, motocicli e carte di credito di provenienza illecita, oltre al reato di indebito utilizzo di carte di credito, con 13 transazioni effettuate.
Tra gli episodi contestati anche una violazione del Codice della Strada: il giovane avrebbe infatti utilizzato un’autovettura di servizio della Polizia Locale risultata rubata, dandosi poi alla fuga con una guida pericolosa e contromano.
Le indagini: immagini, impronte e testimonianze
L’attività investigativa è stata condotta attraverso una complessa analisi dei sistemi di videosorveglianza, rilievi dattiloscopici e raccolta di testimonianze. Gli elementi raccolti avrebbero consentito agli inquirenti di ricostruire il presunto modus operandi.
I colpi sarebbero stati messi a segno soprattutto nelle ore notturne, attraverso violente effrazioni: vetrate sfondate a calci, serrande metalliche forzate, inferriate divelte, porte antipanico danneggiate e casseforti o offertori presi di mira.
Per entrare nei locali, il giovane avrebbe utilizzato diversi strumenti da scasso, tra cui piedi di porco, cesoie, palanchini e cacciaviti. In alcuni casi sarebbe arrivato a usare anche un piccone prelevato da un cantiere o un petardo esplosivo per tentare di forzare distributori automatici.
Sei colpi in una sola notte
Secondo la ricostruzione investigativa, l’attività criminale avrebbe subito una forte escalation negli ultimi mesi, fino ad arrivare a sei episodi nella sola notte del 12 maggio 2026.
Una sequenza di furti che aveva creato particolare allarme tra cittadini e commercianti, colpendo anche realtà considerate simbolo di solidarietà, come la Caritas, più volte presa di mira.
Il Gip, valutato il quadro indiziario raccolto dagli investigatori, ha ritenuto necessaria la misura della custodia cautelare in carcere, considerata l’unica ritenuta idonea a interrompere la presunta reiterazione dei reati.
Il Prefetto: “Segnale concreto della presenza dello Stato”
Sulla vicenda è intervenuto anche il Prefetto, sottolineando come l’arresto rappresenti “una notizia positiva per l’intera comunità” e un segnale della presenza delle istituzioni sul territorio.
“Tra gli episodi contestati – ha dichiarato – ve ne sono alcuni che, pur non essendo particolarmente rilevanti sotto il profilo del danno economico, hanno colpito profondamente la coscienza della comunità. Penso, in particolare, ai ripetuti furti ai danni della Caritas, una realtà che quotidianamente offre aiuto e sostegno alle persone più fragili”.
Il Prefetto ha quindi espresso il proprio ringraziamento alle Forze di polizia per l’attività investigativa svolta e alla Magistratura livornese, in particolare al procuratore della Repubblica Maurizio Agnello, per il lavoro portato avanti nell’inchiesta.
“La sinergia tra Forze di polizia e Magistratura – ha concluso – rappresenta la migliore risposta alla criminalità e un elemento essenziale per rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.