Dalle fiamme alla luce: l’ex deposito Eni di Calenzano diventa un hub per le energie rinnovabili

Per anni è stato uno dei luoghi simbolo della distribuzione dei carburanti nell’area fiorentina. Poi, il 9 dicembre 2024, il boato, l’incendio e una delle tragedie più drammatiche degli ultimi anni in Toscana: l’esplosione all’interno del deposito Eni di Calenzano provocò 5 morti e 27 feriti, lasciando dietro di sé distruzione, paura e interrogativi sulla sicurezza di un impianto ormai circondato da un territorio profondamente urbanizzato.

Oggi, a distanza di oltre un anno e mezzo da quella tragedia, per l’area di via Erbosa si apre una pagina completamente diversa. L’ex deposito di carburanti è destinato a trasformarsi in un polo dedicato alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

È questo il cuore del Protocollo d’intesa sottoscritto da Regione Toscana, Comune di Calenzano ed Eni Industrial Evolution, un accordo che traccia il percorso verso la definitiva riconversione dei circa 180mila metri quadrati dell’ex sito petrolifero.

La trasformazione, però, sarà possibile solo dopo il completamento degli interventi di bonifica e risanamento ambientale e al termine degli iter autorizzativi previsti.

Il progetto prevede innanzitutto la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico fino a 20 MWp, una potenza che, secondo le stime, potrebbe arrivare a coprire il fabbisogno elettrico di circa 10mila famiglie. Accanto a questo sorgerà un secondo impianto, da circa 1 MW, dotato di sistema di accumulo, che sarà invece trasferito gratuitamente al Comune di Calenzano e destinato a un’area vicina al polo sportivo.

Un passaggio importante riguarda anche il ritorno economico per la comunità locale: Calenzano riceverà il 5% del valore dell’energia prodotta dall’impianto principale per tutta la sua vita utile, fino a un massimo di trent’anni.

La firma dell’accordo è stata apposta dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, dal sindaco di Calenzano Giuseppe Carovani, dal direttore Industrial Transformation di Eni Giuseppe Ricci e dall’amministratore delegato di Eni Industrial Evolution Umberto Carrara.

Giani ha sottolineato come la riconversione rappresenti anche il superamento definitivo della vecchia funzione del sito. Il deposito, nato negli anni Sessanta, quando l’area aveva ancora una prevalente vocazione agricola, nel corso dei decenni si è trovato progressivamente inglobato in un contesto urbano sempre più densamente abitato.

Ed è proprio questa trasformazione del territorio ad aver reso, secondo la Regione, non più compatibile la permanenza di una struttura destinata allo stoccaggio e alla distribuzione dei carburanti.

Il nuovo progetto punta quindi a trasformare un luogo associato a una tragedia in una struttura destinata alla produzione di energia pulita, accompagnando alla realizzazione degli impianti anche interventi di riqualificazione dell’area e recupero degli edifici oggi inutilizzati.

Particolare attenzione sarà riservata alla bonifica ambientale. Eni si è impegnata a sostenere direttamente gli interventi necessari e a garantire inoltre manutenzione e gestione dell’impianto che verrà ceduto gratuitamente all’amministrazione comunale.

Il Protocollo prevede anche la nascita di un Tavolo tecnico di coordinamento e monitoraggio, con incontri trimestrali, chiamato a seguire l’attuazione degli interventi e il rispetto degli impegni assunti.

Sul fronte occupazionale è prevista la salvaguardia del personale attualmente impiegato nel sito, mentre la riconversione dell’area si inserisce in un progetto più ampio di rigenerazione urbana.

Tra gli obiettivi c’è infatti anche la riqualificazione del complesso dell’ex OMNI di via di Le Prata, oggi in condizioni di degrado. Entro 180 giorni dovrebbe essere definito un ulteriore accordo per il recupero degli spazi, con la possibilità di destinarne una parte alle associazioni del territorio.

E poi c’è la ferrovia. Regione, Comune ed Eni intendono lavorare con i soggetti competenti e con Ferrovie dello Stato a un progetto di riqualificazione della fermata di Pratignone, che potrebbe diventare un vero nodo intermodale al servizio dell’area metropolitana. L’obiettivo è rafforzare progressivamente il collegamento ferroviario lungo l’asse Firenze-Prato-Pistoia.

È una trasformazione radicale: dove per decenni sono stati custoditi e movimentati carburanti, con il tragico epilogo del dicembre 2024 ancora impresso nella memoria collettiva, si punta ora a produrre energia dal sole.

Un progetto che guarda al futuro, ma che inevitabilmente parte da una ferita ancora recente. Cinque persone persero la vita e 27 rimasero ferite in quell’esplosione. La riconversione dell’area non cancella quella tragedia, ma prova a cambiare il destino di un luogo che, dopo il fuoco, è chiamato ora a diventare simbolo di una nuova stagione.

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