Un tubo di quattro centimetri di diametro, interrato per circa 200 metri e collegato direttamente alla conduttura principale. È il sistema che, secondo quanto ricostruito dai Carabinieri Forestali, sarebbe stato utilizzato per prelevare abusivamente acqua dall’Acquedotto storico mediceo di Valcenni, sulle colline di Sesto Fiorentino.
L’accertamento è scattato dopo le segnalazioni dei residenti della zona, che da tempo lamentavano problemi e ripetute carenze nell’approvvigionamento idrico nelle proprie abitazioni.
Gli uomini del Nucleo forestale di Ceppeto, durante i controlli, avrebbero individuato una derivazione realizzata attraverso un sistema di captazione per caduta. La tubazione, del diametro di circa quattro centimetri, risultava interrata lungo un percorso di circa 200 metri e collegata alla condotta principale dell’acquedotto.
Secondo gli accertamenti, l’acqua sarebbe stata destinata a usi irrigui e all’allevamento avicolo.
La persona ritenuta responsabile della derivazione è stata denunciata all’autorità giudiziaria con l’ipotesi di furto aggravato, in relazione alle modalità utilizzate per il prelievo e al danneggiamento della conduttura.
Danneggiato un bene storico
La vicenda assume un peso ancora maggiore per il valore dell’infrastruttura coinvolta.
L’Acquedotto mediceo di Valcenni risale alla seconda metà del Cinquecento e fu realizzato per portare l’acqua ai giardini di Villa La Pietraia e Villa Castello. Un’opera che ha attraversato i secoli e che conserva ancora oggi una funzione concreta: alcune famiglie residenti sulle colline di Sesto Fiorentino dispongono infatti di concessioni per utilizzare l’acqua per esigenze domestiche.
Durante gli accertamenti è emerso anche il danneggiamento della condotta principale, oggi sottoposta a tutela in quanto bene culturale.
Non si tratta dunque soltanto di un prelievo irregolare di acqua: secondo quanto contestato dagli investigatori, sarebbe stata interessata anche un’infrastruttura dal significativo valore storico e culturale.
Oltre alla denuncia, multe fino a 30mila euro
Alla contestazione penale si aggiungono le violazioni amministrative previste dalla normativa sulle derivazioni e sull’utilizzo delle acque pubbliche.
Per il prelievo abusivo di acqua pubblica convogliata all’interno di un acquedotto possono scattare sanzioni sulla base delle disposizioni contenute nel Regio decreto 1775 del 1933 e nel Decreto legislativo 152 del 2006.
Gli importi possono arrivare fino a 30mila euro, con una forbice che parte da 3mila euro.
L’intervento dei Carabinieri forestali ha consentito di interrompere la derivazione abusiva e di ricostruire un sistema che, secondo gli accertamenti, avrebbe sottratto risorsa idrica a un acquedotto utilizzato anche dai residenti.
Una vicenda nella quale si intrecciano dunque tutela dell’acqua, sicurezza dell’approvvigionamento e salvaguardia di un’opera storica risalente all’epoca medicea.