Tesori sommersi nell’Arcipelago Toscano: spunta un relitto antico, sul fondale anche un enorme dolium romano

Il mare dell’Arcipelago Toscano continua a restituire frammenti di storia. E questa volta le nuove scoperte arrivano dai fondali dell’Isola d’Elba, dove le attività di monitoraggio avviate dalla Soprintendenza hanno portato alla luce due importanti testimonianze archeologiche: un grande dolium di epoca romana e quello che appare come un antico relitto, ancora da studiare e datare con precisione.

Le scoperte sono emerse durante una serie di immersioni effettuate nell’area compresa tra il Canale di Piombino e le isole dell’Arcipelago Toscano. Le verifiche sono state avviate a maggio dalla Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio in seguito ad alcune segnalazioni e si sono svolte con la collaborazione del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze e del Nucleo Carabinieri Subacquei di Genova.

L’obiettivo non era soltanto cercare nuove testimonianze, ma soprattutto verificare le condizioni dei siti archeologici già conosciuti, controllare la posizione dei reperti censiti, aggiornare la documentazione e approfondire le segnalazioni provenienti dal territorio. Un lavoro fondamentale in un ambiente, quello sottomarino, dove i reperti sono particolarmente esposti al rischio di deterioramento e di sottrazione.

Tra i ritrovamenti più interessanti c’è un dolium, un enorme recipiente in terracotta che nell’antichità veniva utilizzato per conservare e trasportare prodotti alimentari come vino, olio e cereali. Le sue caratteristiche e il luogo del ritrovamento fanno pensare che possa essere collegato a una delle cosiddette navi a dolia, imbarcazioni mercantili utilizzate tra il I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo per trasportare soprattutto vino sfuso lungo le rotte commerciali del Tirreno.

Ma è il secondo ritrovamento ad aver aperto uno scenario ancora più affascinante.

Sotto la mucillagine che ricopre il fondale sono infatti comparsi i resti di quella che potrebbe essere un’imbarcazione antica. Il manufatto misura circa cinque metri di lunghezza per due di larghezza. Le immersioni hanno consentito di riconoscere parti del fasciame, elementi della struttura in legno e numerosi chiodi in bronzo.

Per ora, però, gli archeologi mantengono la massima cautela. Le condizioni del sito, fortemente compromesso dalla presenza della mucillagine, non permettono ancora di stabilire con certezza l’epoca alla quale risale il relitto. Le prime ipotesi lo collocano in un arco temporale molto ampio, tra la tarda antichità e il Medioevo.

Per capire cosa si nasconde realmente sotto il fondale sarà necessario attendere le prossime indagini. Una nuova campagna di ricerca subacquea è infatti programmata per l’autunno del 2026, quando verranno effettuati anche saggi archeologici esplorativi. Gli interventi potrebbero permettere di ricostruire la natura dell’imbarcazione, determinarne la cronologia e comprendere meglio il contesto nel quale è rimasta sommersa.

“Il mare dell’Arcipelago Toscano è un eccezionale giacimento di beni archeologici”, ha sottolineato il soprintendente Valerio Tesi, evidenziando l’importanza della collaborazione tra Soprintendenza e Carabinieri e il coinvolgimento sempre maggiore dei centri diving nelle attività di tutela.

Un patrimonio nascosto sotto la superficie del mare, dunque, che continua a raccontare la storia dei traffici, dei commerci e delle imbarcazioni che per secoli hanno attraversato il Tirreno. E quello appena individuato all’Elba potrebbe essere soltanto l’inizio: il vero tesoro, infatti, potrebbe essere ancora sepolto sotto la mucillagine del fondale.

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