A 88 anni è tornata a vivere da sola, a occuparsi delle normali attività quotidiane e persino a guidare la propria automobile. Un risultato tutt’altro che scontato per una paziente che appena pochi mesi fa era alle prese con un grave scompenso cardiaco e una valvola aortica ormai compromessa.
La donna è stata sottoposta a un complesso intervento di cardiologia interventistica con tecnica “Basilica”, una procedura altamente specialistica disponibile soltanto in pochi centri italiani. A tre mesi dall’operazione, i controlli hanno confermato il buon esito del trattamento: la nuova valvola aortica funziona regolarmente e i sintomi dello scompenso cardiaco sono pressoché scomparsi.
La storia della paziente era iniziata nel 2014, quando era stata sottoposta a un intervento cardiochirurgico per la sostituzione della valvola aortica, con l’impianto di una bioprotesi. Dopo circa dodici anni, però, la protesi aveva progressivamente perso la propria funzionalità, provocando una grave insufficienza valvolare e un importante scompenso cardiaco.
Vista l’età e le condizioni della donna, una nuova operazione a cuore aperto avrebbe comportato rischi significativi. La strada individuata era quindi quella della Tavi, l’impianto di una nuova valvola attraverso un catetere, senza ricorrere a un secondo intervento cardiochirurgico.
Ma gli esami preoperatori avevano evidenziato un problema particolarmente delicato: l’anatomia della paziente la esponeva a un rischio elevato di ostruzione delle arterie coronarie durante l’impianto della nuova protesi.
In pratica, i lembi della vecchia bioprotesi, ormai degenerata, avrebbero potuto essere spinti dalla nuova valvola verso gli imbocchi delle coronarie, impedendo al sangue di raggiungere il muscolo cardiaco. Una complicanza grave, che avrebbe potuto compromettere l’intervento.
Per evitare questo rischio è stata quindi utilizzata la tecnica Basilica, acronimo di Bioprosthetic or Native Aortic Scallop Intentional Laceration to prevent Iatrogenic Coronary Artery obstruction. Si tratta di una procedura avanzata che consente di creare, prima dell’impianto della nuova valvola, una lacerazione controllata dei lembi della protesi precedente.
In questo modo, quando viene rilasciata la nuova valvola transcatetere, i lembi della vecchia protesi si aprono lateralmente invece di andare a ostruire gli osti coronarici, consentendo al sangue di continuare a raggiungere regolarmente il cuore.
L’intervento è stato eseguito dall’équipe della sezione di Emodinamica dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, diretta da Marco De Carlo, professore associato di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università di Pisa, insieme a Marco Angelillis e Paolo Spontoni.
Angelillis aveva approfondito la particolare tecnica in Germania, dove si era formato sulla procedura Basilica, oggi eseguita solo in centri altamente specializzati.
L’intervento ha avuto un decorso favorevole e la paziente è stata dimessa dopo appena tre giorni. A distanza di tre mesi, il controllo clinico e strumentale ha confermato il risultato: la nuova valvola funziona correttamente e le condizioni cardiache sono nettamente migliorate.
Un esito che ha permesso alla donna di tornare alla propria quotidianità e di mantenere la propria completa autonomia, nonostante gli 88 anni e la complessità della patologia che aveva richiesto l’intervento.