Pronto soccorso del Versilia al collasso, Annale: “Punti di intervento rapido e Case di Comunità non bastano”

VERSILIA — Ogni estate la storia sembra ripetersi: Pronto Soccorso affollato, attese, personale ridotto all’osso e sanitari costretti a sostenere carichi di lavoro sempre più pesanti. Per Paolo Alessio Annale, segretario del Partito Comunista Italiano, ex candidato sindaco a Viareggio e ex direttore della Farmacia dell’ospedale Versilia, però, il problema non può essere liquidato come una semplice emergenza stagionale.

“Non c’è niente di nuovo e proprio questo dà la misura della gravità della situazione”, osserva Annale, che individua le responsabilità in scelte politiche che, a suo giudizio, hanno progressivamente indebolito il Servizio sanitario nazionale.

Nel mirino mette il sottofinanziamento della sanità pubblica, la crescita del settore privato e il progetto dell’Autonomia differenziata, considerata dal Pci in contrasto con il principio di uguaglianza nell’accesso ai servizi sanitari.

Ma c’è anche una questione che torna ciclicamente al centro del dibattito: il tetto alle assunzioni. “Nessuno che abbia mai voluto risolvere in modo compiuto il problema del tetto delle assunzioni”, sottolinea Annale.

Secondo l’esponente del Pci, dunque, non basta denunciare ogni estate le difficoltà dei pronto soccorso. “La lamentazione a poco serve quando non si vogliano affrontare le vere questioni di fondo”, afferma, rilanciando la necessità di una sanità pubblica più forte: “La nostra idea è sempre la stessa, più Stato meno Mercato”.

Poi l’attenzione si concentra sulla Versilia e sulle soluzioni che avrebbero dovuto contribuire a ridurre la pressione sul pronto soccorso.

Nel 2024 la Regione Toscana, con la delibera 958/24 e fondi Pnrr, ha avviato una sperimentazione sui Punti di intervento rapido (Pir). Nel 2026, con la delibera 223/26, il modello è stato esteso alle Case di Comunità.

L’obiettivo è intercettare sul territorio quella domanda di prestazioni sanitarie urgenti ma differibili, evitando che finisca necessariamente nei servizi di emergenza-urgenza. Diverse Case di Comunità della Versilia prevedono questo servizio.

Ed è proprio qui che Annale pone la questione: se questi strumenti sono stati pensati anche per alleggerire il pronto soccorso, perché il problema del sovraffollamento continua a ripresentarsi?

“Le cose per il Pronto Soccorso quindi sarebbero dovute migliorare. Ma così al momento non è stato”, sostiene.

Le domande sono diverse: “I tempi non sono ancora maturi? O forse perché il racconto non è proprio fedele ai fatti? Oppure ancora perché non tutti sanno che i Pir esistono e tanto meno dove si trovino e come funzionino?”.

Per Annale sarebbe necessario andare oltre le dichiarazioni e avviare una vera analisi dei dati, coinvolgendo Azienda sanitaria e amministrazioni comunali. Bisognerebbe capire quanti cittadini utilizzano i Pir, quali prestazioni vengono effettivamente erogate e soprattutto se questi servizi stanno riuscendo a sottrarre accessi impropri al pronto soccorso.

“Da parte dell’Azienda Sanitaria e delle Amministrazioni comunali ci saremmo aspettati almeno un’analisi del fenomeno; tutto tace, ma non è mai troppo tardi”, conclude.

La polemica, quindi, non riguarda soltanto l’estate e le code al pronto soccorso. Per il Pci il punto è più generale: invertire la rotta delle politiche sanitarie e tornare a investire sul servizio pubblico, partendo da personale e servizi territoriali.

“In attesa che il vento cambi e che si possa tornare a parlare di Sanità Pubblica in termini di politica sociale”, conclude Annale.

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