Pane, vino e zucchero: la merenda delle nonne che sapeva di casa

Di Letizia Tassinari

C’erano merende che non avevano bisogno di confezioni colorate, pubblicità in televisione o sorprese nascoste dentro la carta. Bastavano una fetta di pane, un filo di vino e una spolverata di zucchero.

Era la merenda, tipicamente toscana, di tanti bambini di una volta, quella che oggi, a raccontarla, sembra quasi appartenere a un altro mondo.

Le nostre nonne prendevano il pane dalla dispensa, magari quello del giorno prima, tagliavano una bella fetta e la sistemavano sul tavolo della cucina. Poi arrivava il vino, versato con attenzione, senza esagerare, e infine lo zucchero. Pochi ingredienti, nessuna complicazione.

Eppure era buonissima.

Il pane assorbiva lentamente il vino e lo zucchero rimaneva sulla superficie, formando quella combinazione semplice che per molti bambini significava una cosa precisa: era arrivata l’ora della merenda.

Oggi potrebbe far sorridere l’idea di dare il vino a un bambino. Erano altri tempi, naturalmente, e le abitudini erano molto diverse. Ma quella fetta di pane, vino e zucchero racconta qualcosa che va oltre il cibo.

Racconta la semplicità.

Perché nelle case di allora si buttava poco o nulla. Il pane non diventava rifiuto soltanto perché non era più fresco. Si cercava di utilizzarlo fino all’ultimo, con quella capacità che avevano le nonne di trasformare poche cose in qualcosa di buono.

E soprattutto c’era un rapporto completamente diverso con il cibo.

Non servivano prodotti confezionati per ogni momento della giornata. C’era quello che si aveva in casa e, spesso, bastava.

La cucina era il centro della casa.

Era lì che si chiacchierava, si aspettava che tornassero i figli, si preparava la cena. Era lì che una nonna poteva chiedere: “Hai fame?” anche quando sapeva benissimo che la risposta sarebbe stata sì.

E forse è proprio questo che abbiamo perso un po’ per strada.

Non il pane, vino e zucchero. Ma il tempo necessario per preparare una merenda così semplice e per mangiarla senza fretta.

Un tempo si prendeva una fetta di pane, la si sistemava sul tavolo e ci si fermava qualche minuto. Oppure si mangiava in piedi, sul bordo della cucina, mentre la nonna continuava a fare qualcosa.

Ma quel gesto rimaneva.

Per chi ha oggi sessanta, settanta o ottant’anni, basta forse sentire parlare di pane, vino e zucchero per tornare indietro di decenni. Non serve una fotografia. La memoria fa tutto da sola.

Si rivede la cucina della nonna, il tavolo, il coltello, il pane tagliato spesso. E magari anche quella voce che dalla stanza accanto chiedeva:

“Ne vuoi ancora?”

E naturalmente la risposta era sempre la stessa.

Sì.

Perché quella merenda non saziava soltanto la fame.

Sapeva di casa, di infanzia e di qualcuno che si prendeva cura di noi.

E forse è proprio per questo che, a distanza di tanti anni, una semplice fetta di pane, vino e zucchero può ancora avere il sapore di un ricordo felice.

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