Omicidio – suicidio sulla A1, il Cosap: “Il 112 deve correre più veloce del pericolo”

La tragedia della A1 riporta al centro una domanda che non può essere rimandata: quando una persona chiama il 112 mentre è in corso un’aggressione o un altro reato grave, quanto deve passare prima che l’allarme arrivi concretamente a chi può intervenire?

È una domanda che il Cosap chiede di affrontare senza scorciatoie e, soprattutto, senza trasformare un dramma in una caccia al colpevole.

Lorena Isceri, 45 anni, avrebbe utilizzato un telefono dal bagagliaio dell’auto per contattare il 112. La comunicazione sarebbe rimasta attiva per circa venti minuti, prima di interrompersi. Gli investigatori, inoltre, starebbero valutando l’ipotesi che l’aggressione fosse stata preparata. Elementi che dovranno essere verificati nel corso delle indagini.

Proprio per questo, il Cosap ritiene necessario spostare l’attenzione su un tema più generale: il funzionamento della catena dell’emergenza quando la chiamata segnala un pericolo concreto e immediato per una persona.

Non si tratta, sottolinea il sindacato, di attribuire responsabilità al singolo operatore o al sistema del Nue 112 prima che siano stati ricostruiti con precisione tutti i passaggi. Ma non sarebbe neppure accettabile che, di fronte a una vicenda così drammatica, non venissero analizzati tempi, procedure e modalità di trasferimento delle informazioni.

“Prima la vita, poi la burocrazia”

La richiesta del Cosap è quella di una revisione dei protocolli operativi per le situazioni ad altissima criticità.

L’obiettivo non è abolire il Nue 112, ma renderlo più rapido nei casi in cui emergano un’aggressione in corso, un sequestro, una minaccia grave o un imminente pericolo per l’incolumità di una persona.

In queste circostanze, secondo il sindacato, le informazioni indispensabili dovrebbero arrivare immediatamente alla sala operativa della forza di polizia competente, mentre gli elementi secondari potrebbero essere raccolti e integrati successivamente.

Una modifica che, nelle intenzioni del Cosap, avrebbe un principio molto semplice: la procedura deve accorciare la distanza tra chi chiede aiuto e chi deve intervenire, non allungarla.

Mai più la stessa storia raccontata più volte

Uno dei punti sui quali il Cosap insiste maggiormente riguarda la ripetizione delle informazioni.

Chi telefona mentre è vittima di una violenza, o si trova in una situazione nella quale non può parlare liberamente, potrebbe non avere la possibilità di ripetere più volte ciò che sta accadendo.

Per questo il sindacato propone che, una volta individuato un possibile reato grave, le informazioni già raccolte dal 112 vengano trasferite immediatamente e integralmente alla sala operativa competente, evitando passaggi ridondanti e ulteriori perdite di tempo.

L’eventuale necessità di acquisire altri dettagli potrebbe essere gestita contemporaneamente, senza bloccare l’attivazione dell’intervento.

Chiamate interrotte e comunicazioni “silenziose”

Particolare attenzione dovrebbe essere riservata anche alle telefonate nelle quali la persona non riesce a parlare, alle comunicazioni che si interrompono improvvisamente e a quelle nelle quali emergano rumori, parole o altri elementi compatibili con una situazione di violenza.

Per il Cosap, una chiamata silenziosa o interrotta in un contesto sospetto non dovrebbe essere trattata automaticamente come una normale richiesta di soccorso, ma valutata con procedure specifiche per le situazioni ad alto rischio.

La tecnologia, in questo senso, dovrebbe diventare uno strumento per guadagnare tempo e non un ulteriore passaggio burocratico.

Localizzazione e collegamento diretto con le forze di polizia

Altro capitolo indicato dal sindacato è quello della localizzazione.

Quando una persona non è libera di comunicare la propria posizione, ogni informazione disponibile può diventare decisiva. Il Cosap chiede quindi che, nel rispetto della normativa e delle garanzie previste dalla legge, le informazioni sulla localizzazione disponibili possano essere messe rapidamente a disposizione delle forze di polizia chiamate a intervenire.

La stessa logica dovrebbe valere per l’integrazione tecnologica tra il Nue e le sale operative: meno passaggi manuali, meno duplicazioni, più informazioni condivise in tempo reale.

Misurare ogni minuto

Il Cosap propone inoltre un sistema di monitoraggio degli interventi più critici.

Non soltanto il momento della chiamata, dunque, ma l’intera sequenza: dalla prima segnalazione al trasferimento alla sala operativa, dalla localizzazione all’invio della pattuglia, fino all’arrivo sul posto.

Misurare questi tempi, secondo il sindacato, permetterebbe di individuare eventuali criticità e correggere i protocolli dove necessario.

“Non cerchiamo colpevoli facili. Vogliamo un sistema che non perda tempo”, è in sostanza il messaggio del Cosap.

Il sindacato rivendica infatti il proprio ruolo nel chiedere che una tragedia non resti soltanto un fatto di cronaca, ma diventi anche l’occasione per interrogarsi sul funzionamento delle procedure di emergenza.

Da qui la richiesta al Governo e al Ministero dell’Interno di convocare un tavolo tecnico con le forze di polizia e gli organismi competenti, per verificare gli attuali protocolli e valutare eventuali modifiche, soprattutto per le emergenze criminali ad altissimo rischio.

Perché, conclude il Cosap, quando dall’altra parte del telefono c’è una persona in pericolo, il tempo non è un dettaglio organizzativo. Può essere la differenza tra arrivare in tempo o arrivare troppo tardi.

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