Di Letizia Tassinari
AVENZA – Prima la laurea in ingegneria, poi la scelta della vita religiosa. Dal 2007 esercita il ministero dell’esorcismo: “Non esistono soltanto i casi di possessione. Il male può manifestarsi in forme diverse”
La fede è arrivata dopo. Prima c’erano gli studi, una laurea in ingegneria conseguita a Pisa e una vita che sembrava prendere una direzione completamente diversa. Poi, a 30 anni, la scelta di entrare nella famiglia religiosa dei Missionari di Maria. A 35 anni l’ordinazione sacerdotale.
È la storia di padre Enrico Di Vita, siciliano di nascita, per molti anni impegnato nel ministero sacerdotale e dal 2007 esorcista. Un incarico iniziato a Verona e proseguito dal 2011 nella diocesi di Massa, su nomina dell’allora vescovo Giovanni Santucci.
Un sacerdote dall’aspetto cordiale, dagli occhi azzurri e dal modo di parlare pacato, che affronta un argomento difficile senza ricorrere a suggestioni cinematografiche. Nel suo ufficio, nella canonica della chiesa di Avenza, racconta cosa significa essere un esorcista e come, secondo la dottrina della Chiesa, può manifestarsi quella che viene definita azione del demonio.
Padre Enrico, come si diventa esorcista?
“Non è una scelta personale. Esistono precise regole stabilite dal diritto canonico. Per ricevere questo incarico servono caratteristiche come santità di vita, sapienza, prudenza e preparazione. Ma è fondamentale anche avere i piedi ben piantati per terra. È il vescovo a individuare il sacerdote che ritiene idoneo e a conferirgli la facoltà di esercitare il ministero dell’esorcismo.”
Un incarico che, sottolinea, non ha valore universale: la facoltà ricevuta dal vescovo riguarda il territorio della propria diocesi.
E quando in una diocesi non c’è un esorcista?
“È proprio quello che accade in molti casi. Per questo ricevo persone che arrivano anche da Lucca e da Pisa, oltre che da altre province toscane e persino da fuori regione.”
Quante persone arrivano da lei?
“Il numero degli appuntamenti è significativo. In media compio tre o quattro riti al giorno e ricevo esclusivamente su appuntamento. Altrimenti si formerebbe una fila fuori dalla chiesa.”
Ma che cosa significa, concretamente, parlare di possessione o di azione diabolica?
Secondo padre Enrico, la Chiesa distingue quattro forme principali, oltre alla tentazione: possessione, vessazione, ossessione e infestazione. Le prime tre riguarderebbero la persona, mentre l’infestazione è riferita a un luogo.
E qui arriva una precisazione importante.
Dobbiamo immaginare le scene viste nei film sugli esorcismi?
“No. Il cinema ha spesso accentuato e spettacolarizzato determinati fenomeni. Detto questo, nella mia esperienza mi è capitato di trovarmi davanti a manifestazioni che non sono semplici scene cinematografiche: persone che parlavano con voci profondamente alterate, utilizzavano lingue antiche, avevano forti contorsioni o, in alcuni casi, fenomeni di levitazione.”
Che cosa accade, secondo la sua esperienza, nella possessione?
“È la forma più grave. In questo caso il demonio, secondo la concezione della Chiesa, arriverebbe a prendere possesso di una parte o dell’intero corpo della persona. Quanto più la situazione si protrae, tanto più diventa difficile liberare il soggetto. Non è detto che un solo rito sia sufficiente. In alcuni casi possono essere necessari anni.”
Padre Enrico ricorda anche il caso di un bambino e quello di una giovane, entrambi liberati, secondo il suo racconto, dopo un percorso durato circa due anni.
E la vessazione è qualcosa di diverso?
“Sì. In questo caso l’influenza sarebbe esterna e potrebbe riguardare il corpo, con dolori molto forti che non trovano una spiegazione negli accertamenti medici, oppure la vita quotidiana e gli affari, attraverso una successione apparentemente inspiegabile di eventi negativi. Nella tradizione viene spesso collegata anche al malocchio.”
Poi c’è l’ossessione.
“È legata soprattutto alla mente. Un pensiero o una preoccupazione possono essere alimentati e amplificati fino a diventare totalizzanti. La persona può arrivare a essere continuamente distratta, non dormire e sentirsi priva di energie.”
E che cosa si intende invece per infestazione?
“È la presenza che viene attribuita al demonio in un luogo. Può trattarsi di una casa, oppure anche soltanto di una stanza.”
C’è però un passaggio sul quale padre Enrico insiste particolarmente: la necessità di distinguere ciò che appartiene alla sfera religiosa da ciò che riguarda la salute mentale o fisica.
Una persona con problemi psichici può essere scambiata per una persona posseduta?
“Un esorcista preparato deve saper distinguere le situazioni. È un aspetto fondamentale. Personalmente non amo le messe di guarigione collettive, perché la presenza di molte persone può finire per suggestionare o esaltare chi è più fragile. Inoltre non sempre chi conduce questi incontri è un sacerdote e, soprattutto, non necessariamente è un esorcista.”
Nel suo racconto torna quindi il concetto di un mondo invisibile, che secondo il sacerdote appartiene alla dimensione spirituale.
“È un mondo parallelo, che non si vede e proprio per questo può essere difficile da accettare per chi non crede. Secondo la mia esperienza, il tema del demonio si intreccia spesso anche con quello delle fattucchiere e delle pratiche di magia. Esistono tradizioni antiche legate a fatture, legamenti e rituali di magia nera che, secondo quanto mi è capitato di incontrare, continuano a essere presenti.”
Padre Enrico cita anche pratiche particolarmente estreme, che collega alla magia nera, alle sette e ad ambienti criminali.
Come ci si può difendere, secondo lei?
“La prima cosa è credere in Dio e pregare. Bisogna essere consapevoli, secondo la fede cristiana, dell’esistenza del demonio e del fatto che la sua azione nasce dall’odio e dalla volontà di colpire. Anche quando una persona o un luogo vengono liberati attraverso un esorcismo, non significa necessariamente che tutto sia concluso. Il male, secondo la mia esperienza, può cercare nuovamente una strada per rientrare.”
Parole pronunciate da un uomo che prima di diventare sacerdote aveva studiato ingegneria e che oggi si trova ad affrontare quotidianamente uno degli aspetti più controversi e misteriosi della fede cattolica.
Un percorso personale cominciato lontano dall’altare e arrivato, molti anni dopo, davanti a persone che chiedono aiuto perché convinte di trovarsi di fronte a qualcosa che non riescono più a spiegare.