41-bis a Uta, i Giovani Democratici della Toscana e della Sardegna: “L’isola non è la Cayenna d’Italia”

TOSCANA – SARDEGNA – “La Sardegna non è la Cayenna d’Italia”. È il “titolo” scelto dai Giovani Democratici della Toscana e della Sardegna per intervenire sulla situazione del carcere di Uta e, in particolare, sull’arrivo negli ultimi giorni di oltre 80 detenuti sottoposti al regime del 41-bis.

In una nota, i Giovani Democratici criticano l’operato del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul sistema penitenziario e sostengono che in questi anni non sarebbe stato portato avanti “un vero lavoro sulla questione carceri”. Secondo i due gruppi, le visite del ministro nelle strutture penitenziarie sarebbero state “sporadiche”, legate soprattutto a “vicende tragiche o a passerelle politiche”.

I Giovani Democratici contestano anche quella che definiscono una gestione non adeguatamente strutturale del sistema penitenziario. “Se non si migliorano le condizioni delle strutture, se non si investe nelle attività per i detenuti e nella presenza di personale, agenti di polizia penitenziaria, educatori, personale sanitario, quegli spazi non diventeranno mai sicuri”, affermano.

Nel comunicato viene richiamato anche il tema del sovraffollamento carcerario, con il riferimento a circa 13mila persone che, secondo i firmatari, si troverebbero in condizioni di sovraffollamento.

Nel mirino finisce anche il carcere di Sollicciano, dove, ricordano i Giovani Democratici, una sentenza avrebbe disposto per la prima volta il sequestro di alcune sezioni penitenziarie. “Eppure il ministro non si è mai degnato di fare visita alla struttura”, sostengono.

Il punto centrale della presa di posizione riguarda però Uta e il trasferimento dei detenuti al 41-bis. Secondo i Giovani Democratici, la concentrazione nella struttura sarda di oltre 80 detenuti sottoposti al regime speciale rischierebbe di avere conseguenze anche sul piano sanitario e penitenziario, in una regione che, affermano, deve già fare i conti con carenze di personale, liste d’attesa e difficoltà nella medicina territoriale.

“Visite specialistiche, ricoveri e urgenze dei detenuti al 41-bis richiedono procedure di sicurezza particolarmente complesse, oltre all’impiego di numerosi agenti e strutture ospedaliere adeguate, che in questo momento in Sardegna mancano”, si legge nella nota.

I Giovani Democratici ricordano inoltre che diversi sindacati hanno chiesto il potenziamento degli organici, anche alla luce delle segnalazioni relative alla situazione del personale infermieristico all’interno del carcere.

Da qui la critica alle scelte del Governo. “Il Governo, ancora una volta, ha preferito procedere in modo unilaterale trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia, confondendo la nostra isola con una semplice destinazione carceraria, una colonia penale”, affermano i segretari dei Giovani Democratici.

La richiesta è quindi quella che, a fronte del trasferimento di detenuti sottoposti al 41-bis, lo Stato garantisca risorse, personale e strutture adeguate.

“Se lo Stato decide di trasferire qui detenuti sottoposti al 41-bis, per motivi di sicurezza, debba assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, garantendo finanziamenti, personale e strutture adeguate”, sostengono.

Nel finale, la nota affronta anche il tema del reinserimento sociale e della recidiva, richiamando il dato del 70% contenuto nel comunicato. Per i Giovani Democratici, senza una riforma del sistema penitenziario non sarebbe possibile costruire percorsi efficaci di reinserimento.

“La detenzione non deve essere un processo di alienazione e marginalizzazione delle persone, ma un percorso utile a restituire alla società cittadini pronti a farne di nuovo parte”, concludono Maria Vittoria Pala, segretaria dei Giovani Democratici della Sardegna, e Bernardo Taddei, segretario dei Giovani Democratici della Toscana.

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