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La Cassazione respinge il ricorso dell’ex cuoco viareggino di Berlusconi: chiedeva oltre 680mila euro

ROMA – Aveva chiesto oltre 680mila euro per straordinari, mancati riposi e presunti danni psicofisici, ma la sua battaglia giudiziaria si è conclusa con il definitivo rigetto di tutte le pretese economiche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Giacomo Canale, 49 anni, cuoco viareggino che per diversi anni ha lavorato al servizio della famiglia Berlusconi e, in particolare, di Pier Silvio, amministratore delegato di Mediaset.

L’ordinanza, pubblicata il 29 ottobre, mette la parola fine a una controversia iniziata dopo l’interruzione del rapporto di lavoro nell’ottobre 2018. La Suprema Corte ha respinto tutti e cinque i motivi presentati dalla difesa di Canale: quattro sono stati dichiarati inammissibili e uno infondato. Confermata così la decisione della Corte d’Appello di Genova, che aveva già respinto integralmente le richieste dell’ex dipendente.

La storia professionale di Canale con i Berlusconi era cominciata quando era appena diciassettenne. Nel 1994, ancora studente dell’istituto alberghiero, il giovane viareggino era stato chiamato a sostituire un componente dell’equipaggio dello yacht di Silvio Berlusconi, il “Principessa Vai Via”. Un’esperienza che avrebbe aperto la strada a un rapporto lavorativo durato molti anni.

Nel 2007 era arrivata una nuova chiamata, questa volta da Pier Silvio Berlusconi, che si ricordava di lui e delle sue capacità professionali. Canale aveva lavorato sullo yacht del figlio del Cavaliere e successivamente anche nella residenza di Paraggi, alternando gli incarichi fino al 2018.

Al centro della controversia c’erano le mansioni effettivamente svolte, le condizioni contrattuali e le somme che l’ex dipendente riteneva di non aver ricevuto. Una ricostruzione che non ha trovato accoglimento nei diversi passaggi giudiziari. I giudici hanno infatti ritenuto che l’organizzazione settimanale del lavoro, per gran parte del rapporto, consentisse il regolare godimento dei riposi: Canale prestava servizio dal giovedì alla domenica, mentre negli altri giorni era presente un’altra cuoca. È stato inoltre rilevato che nella retribuzione era già compresa un’indennità forfettaria per straordinari e mancati riposi.

Con il pronunciamento della Cassazione arriva anche la condanna al pagamento delle spese legali dell’ultimo giudizio, quantificate in 4.500 euro, oltre agli esborsi e agli accessori previsti dalla legge.

C’è infine un particolare che riguarda direttamente il territorio viareggino. Le somme recuperate a titolo di spese legali, sia per l’ultimo pronunciamento sia per i precedenti procedimenti, saranno interamente devolute in beneficenza ad associazioni locali. Non i 680mila euro oggetto della causa, dunque, ma i rimborsi delle spese legali: una destinazione solidale che accompagnerà la conclusione di una vicenda giudiziaria durata anni.

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