Il suo cinema ha fatto discutere, provocato, diviso il pubblico e sfidato per decenni i confini della morale e della censura. Con la scomparsa di Tinto Brass se ne va uno dei registi più riconoscibili e controversi del cinema italiano, un autore che ha trasformato l’erotismo in una cifra stilistica e in una battaglia personale per la libertà espressiva.
Nato a Milano il 26 marzo 1933, ma profondamente legato alla cultura veneziana, Giovanni Brass, conosciuto da tutti come Tinto, ha attraversato oltre mezzo secolo di storia cinematografica, lasciando un’impronta inconfondibile.
Dagli esordi con “Chi lavora è perduto” alla stagione dei grandi successi come “La chiave”, “Miranda”, “Paprika” e “Così fan tutte”, Brass ha costruito un universo cinematografico nel quale provocazione, ironia ed erotismo si sono intrecciati, spesso entrando in collisione con la censura.
Il legame con la Toscana
Anche la Toscana ha incrociato il percorso artistico del regista. Firenze lo aveva accolto già nel 2005 per un appuntamento dedicato al suo cinema e nel novembre 2006 Brass era stato protagonista di un incontro con il pubblico alla Cineteca di Firenze.
Un rapporto con il territorio proseguito negli anni anche attraverso iniziative culturali dedicate alla sua produzione. Nel 2022, a Lucca, era stata allestita la mostra fotografica “Brass Mon Amour”, con 120 immagini che ripercorrevano la sua carriera cinematografica.
Non si tratta dunque di origini toscane, ma di un legame culturale costruito attraverso proiezioni, incontri e omaggi alla sua opera.
La sua carriera resterà legata soprattutto alla sfida contro ogni forma di censura. Brass amava ricordare le battaglie giudiziarie affrontate per difendere i propri film e la possibilità di raccontare liberamente il desiderio e il corpo umano.
Un autore discusso, talvolta contestato, ma impossibile da confondere con altri. Il suo nome resterà nella storia del cinema italiano come quello di un regista che ha fatto della provocazione una forma di espressione e della libertà il filo conduttore della propria carriera.