par condicio

Viareggio, 24.400 euro a una tv locale senza verificare la legge elettorale.

Viareggio, 24.400 euro a una tv locale a 40 giorni dal voto. L’opposizione: «È propaganda pagata con i soldi di tutti»

Il contratto è datato 31 marzo. La firma è quella di un dirigente comunale. L’importo è 24.400 euro di denaro pubblico, affidati in via diretta ad un’emittente televisiva locale, per realizzare trasmissioni sull’attività dell’amministrazione. Il problema è che dal 9 aprile — dopodomani — scatta il blocco della comunicazione istituzionale previsto dalla legge sulla par condicio. E le elezioni comunali sono fissate per il 24 e 25 maggio.

A sollevare il caso è Alessandro Santini, consigliere comunale del gruppo misto, che oggi corre nella coalizione a sostegno di Marialina Marcucci. L’affidamento, ratificato con la determina dirigenziale numero 637, prevede la realizzazione di dieci trasmissioni televisive su tematiche amministrative e istituzionali, della durata di almeno 25 minuti ciascuna, con repliche da mandare in onda almeno sei volte per trasmissione, oltre a dieci mini focus di approfondimento da tre minuti, anch’essi con sei repliche ciascuno. Il tutto entro il 30 luglio, su emittenti di livello regionale.

«Una cifra paragonabile al costo annuo di un ufficio stampa comunale», osserva Santini, sottolineando come la beneficiaria, Canale 50 Srl, sia stata individuata mediante affidamento diretto sulla piattaforma Start della Regione Toscana, senza che nessun documento pubblico spieghi perché non sia stata coinvolta anche Noi TV, l’emittente televisiva locale di riferimento, nemmeno in forma comparativa.

La legge 28 del 2000, quella sulla par condicio, è chiara: dal momento della convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle urne, le amministrazioni pubbliche non possono fare comunicazione istituzionale. L’unica eccezione è per le comunicazioni strettamente necessarie all’attività quotidiana, impersonali e indifferibili. Per le elezioni del 24-25 maggio, quel blocco scatta il 9 aprile.

Il contratto firmato il 31 marzo scade il 30 luglio. Nessuno, negli atti pubblicati, ha spiegato come le trasmissioni previste si concilino con questo vincolo.

Santini ha immediatamente richiesto, a mezzo Pec, la trasmissione dell’allegato denominato «Elementi contrattuali/Disciplinare del servizio», espressamente richiamato dalla determina come parte sostanziale dell’affidamento, ma non accessibile accanto all’atto pubblicato sull’Albo Pretorio. «Senza quel documento — puntualizza — è impossibile verificare cosa sia stato effettivamente acquistato, con quali contenuti e con quale tempistica».

C’è poi un’ulteriore anomalia contabile. Millesettecentoventi euro del corrispettivo risultano imputati al capitolo «Quote associative Info Giovani», una classificazione che appare manifestamente incongruente con l’oggetto del contratto.

La questione non è solo politica. Il dirigente che ha firmato la determina, ha dichiarato nell’atto che non sussistono situazioni di conflitto di interesse. Ma ha anche sottoscritto un contratto che, per come è strutturato, copre il periodo in cui la comunicazione istituzionale è vietata dalla legge. Quei soldi spesi durante il silenzio elettorale, potrebbero configurare un danno erariale.

Sul punto, la rete civica che sostiene la Marcucci — dalla cui denuncia è partito il caso — pone una domanda precisa: se le trasmissioni sono davvero «comunicazione istituzionale», allora la stessa legge 28/2000 impone che anche le opposizioni e i candidati abbiano spazio uguale. Se invece quello spazio non verrà garantito, la comunicazione istituzionale diventa propaganda. Pagata con i soldi di tutti.

«Non si tratta di polemica pregiudiziale — sottolinea Santini — Si tratta di esigere ciò che lo Stato di diritto impone: trasparenza piena, motivazioni documentate, confronto concorrenziale leale. Attendiamo la trasmissione degli atti e ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa istituzionale e politica».

Il Comune, per ora, non ha risposto.

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