Don Aldo Mei tra i Giusti delle Nazioni: il riconoscimento dello Yad Vashem al sacerdote lucchese ucciso dalle SS

Un riconoscimento che attraversa il tempo e rende giustizia a una delle figure più luminose della storia lucchese. Lo Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito a don Aldo Mei il titolo di «Giusto tra le Nazioni», la più alta onorificenza civile attribuita da Israele a coloro che, durante l’Olocausto, salvarono ebrei perseguitati mettendo a rischio la propria vita.

La comunicazione ufficiale è arrivata martedì 23 giugno direttamente da Gerusalemme, con una lettera firmata dal direttore del Dipartimento dei Giusti tra le Nazioni, Joel Zisenwine, indirizzata ai familiari del sacerdote lucchese. Nella motivazione si sottolinea il «coraggioso aiuto prestato agli ebrei durante l’Olocausto, rischiando la propria vita», accompagnato dall’auspicio che «la sua eredità di coraggio e compassione sia ricordata per sempre».

Nei prossimi mesi il nome di don Aldo Mei sarà inciso sul Muro d’Onore nel Giardino dei Giusti dello Yad Vashem, accanto a quello di altre donne e uomini che scelsero di opporsi alla barbarie nazista. Ai familiari sarà inoltre consegnata la medaglia ufficiale che sancisce il prestigioso riconoscimento.

Grande emozione è stata espressa dall’arcivescovo di Lucca, mons. Paolo Giulietti, che ha accolto la notizia con «gioia e riconoscenza». Il presule ha ringraziato lo Yad Vashem per aver riconosciuto il valore dell’opera compiuta dal sacerdote lucchese a favore degli ebrei perseguitati, sottolineando come la testimonianza di don Aldo rappresenti ancora oggi un esempio di umanità, coraggio e difesa della dignità della persona. «Anche nei momenti più difficili della storia – ha ricordato Giulietti – si può scegliere di non servire l’odio e di vincere il male con il bene».

La figura di don Aldo Mei è da tempo simbolo della resistenza morale e spirituale contro l’occupazione nazifascista. Nato a Ruota di Capannori il 3 marzo 1912, ordinato sacerdote nel 1935 e parroco a Fiano, nel comune di Pescaglia, fu arrestato dai tedeschi il 2 agosto 1944. Le accuse mosse contro di lui erano gravissime agli occhi degli occupanti: aver nascosto e protetto un giovane ebreo, aver prestato assistenza spirituale ai partigiani e possedere una radio, peraltro non funzionante.

Sottoposto a un processo sommario, fu condannato a morte. Nemmeno i tentativi dell’allora arcivescovo di Lucca, mons. Antonio Torrini, riuscirono a salvarlo. La sera del 4 agosto 1944, sotto gli spalti delle Mura di Lucca nei pressi di Porta Elisa, venne fucilato da un plotone delle SS. Prima dell’esecuzione fu costretto a scavarsi la fossa con le proprie mani.

La sua salma venne recuperata il giorno successivo grazie all’autorizzazione del comando tedesco e traslata presso le suore Barbantini. Tra coloro che presero parte a quel momento vi erano anche don Arturo Paoli e don Giorgio Bigongiari, quest’ultimo destinato a cadere poche settimane dopo sotto i colpi delle SS.

Proprio il nome di don Arturo Paoli compare già nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme. A breve sarà affiancato da quello di don Aldo Mei, un sacerdote che scelse di salvare vite umane e di restare fedele alla propria coscienza fino all’estremo sacrificio. Un riconoscimento che non appartiene soltanto alla sua memoria, ma all’intera comunità lucchese e alla storia civile del Paese.

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