A una settimana dal duplice omicidio che ha sconvolto Pieve di Camaiore, gli investigatori continuano a lavorare senza sosta per ricostruire ogni dettaglio della tragedia costata la vita a Kety Andreoni, 53 anni, e al figlio Mirko Moriconi, 24. Le indagini, coordinate dai carabinieri, stanno facendo emergere nuovi particolari sulla dinamica dell’agguato, mentre resta ancora senza una risposta definitiva la domanda più importante: perché si è arrivati a un simile massacro?
Nel corso di un incontro con la stampa il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Michele LaStella, ha fatto il punto sull’inchiesta, invitando alla prudenza e spiegando che molti accertamenti sono ancora in corso.
Uno degli aspetti che ha attirato maggiore attenzione nei giorni successivi al delitto riguarda la possibile matrice omofoba della vicenda. Su questo punto il comandante è stato netto: allo stato attuale delle indagini non emerge che l’omofobia rappresenti il movente che ha innescato il duplice omicidio. Secondo gli investigatori, si tratta di un elemento presente nel contesto della storia, ma che, almeno per il momento, non viene ritenuto la causa determinante dell’esplosione di violenza.
Importanti anche gli sviluppi sugli accertamenti tecnici. Le verifiche balistiche stanno infatti confermando che il fucile calibro 12 sequestrato sarebbe proprio quello utilizzato durante il delitto. Un particolare emerso dalle analisi rende ancora più drammatica la ricostruzione: dopo i primi spari l’arma sarebbe stata ricaricata, circostanza che evidenzia come l’azione omicida sia proseguita anche dopo aver esaurito le cartucce inizialmente disponibili. Complessivamente sarebbero stati esplosi cinque colpi. L’ipotesi investigativa sulla quale stanno lavorando i carabinieri è che tre abbiano raggiunto Kety Andreoni e due Mirko Moriconi, ma sarà necessario attendere la conclusione degli esami balistici per avere una ricostruzione definitiva della sequenza degli spari.
Nel corso delle indagini è emerso anche un ulteriore elemento: dietro il telefono cellulare del giovane è stata rinvenuta una modesta quantità di cocaina destinata, secondo gli accertamenti, all’uso personale. Un particolare che entrerà a far parte del quadro investigativo e che verrà valutato insieme agli altri elementi raccolti, senza che al momento venga considerato determinante nella ricostruzione del movente.
Le nuove informazioni si aggiungono ai primi risultati dell’autopsia effettuata dal medico legale Stefano Pierotti, che aveva già evidenziato come entrambe le vittime fossero state colpite più volte con un’arma da fuoco. Gli esiti definitivi degli esami medico-legali, uniti alle analisi balistiche e ai rilievi effettuati dai Carabinieri e dalla Scientifica, saranno fondamentali per chiarire con precisione la dinamica del duplice omicidio.
L’inchiesta resta quindi aperta e gli investigatori mantengono il massimo riserbo. L’obiettivo è ricostruire ogni fase della tragedia, senza escludere alcuna pista, per dare una risposta definitiva a uno dei delitti che più hanno scosso la Versilia negli ultimi anni.