In Toscana 36 Comuni perdono lo status di montani: allarme di Anci su fondi e servizi

Diventa ufficiale la nuova classificazione nazionale dei Comuni montani. Con la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, dal 22 luglio la Toscana vedrà ridursi il numero dei Comuni riconosciuti come montani, passando da 149 a 113. Sono quindi 36 le amministrazioni che perderanno completamente questa qualifica.

Una decisione che suscita la forte preoccupazione di Anci Toscana. La presidente Susanna Cenni critica infatti i criteri utilizzati per definire la nuova mappa, giudicati troppo legati a parametri come altitudine e pendenza, senza considerare le reali condizioni socio-economiche dei territori.

Secondo Cenni, diversi Comuni, in particolare dell’Alta Val di Cecina e della Maremma, continueranno a fare i conti con spopolamento, isolamento e difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali, pur non essendo più classificati come montani. Per questo, sottolinea, il venir meno dello status rischia di tradursi in una riduzione concreta delle opportunità e delle risorse disponibili.

Pur riconoscendo che il testo definitivo è meno penalizzante rispetto alla prima bozza presentata a dicembre, che avrebbe escluso oltre la metà dei Comuni toscani, Anci ritiene che l’uscita di 36 amministrazioni rappresenti comunque un duro colpo per una regione caratterizzata da vaste aree appenniniche.

Tra le priorità indicate dall’associazione c’è la tutela del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (Fosmit). L’obiettivo è evitare che la riduzione del numero dei Comuni montani comporti anche un taglio delle risorse complessive destinate a questi territori. Secondo Anci, i finanziamenti dovrebbero restare interamente destinati alla montagna e, anzi, essere incrementati.

Preoccupano anche le possibili conseguenze sui servizi pubblici. La perdita della classificazione potrebbe incidere sulle deroghe che consentono di mantenere aperte le scuole nei piccoli centri, sugli incentivi destinati agli insegnanti che operano nelle sedi disagiate, sul sostegno alle farmacie rurali e ai presidi sanitari territoriali, oltre che sulle agevolazioni previste per imprese e professionisti e sull’accesso a bandi regionali, nazionali ed europei.

Per questo Anci Toscana chiede che vengano introdotte adeguate clausole di salvaguardia e periodi transitori, affinché nessun servizio essenziale venga meno nei Comuni esclusi dalla nuova classificazione.

La presidente Cenni evidenzia inoltre come la riforma non tenga conto del valore strategico delle aree montane, fondamentali per la tutela dell’ambiente e del territorio. Dalle montagne, ricorda, provengono risorse essenziali come l’acqua, la protezione dal dissesto idrogeologico, la conservazione della biodiversità e l’assorbimento di carbonio, elementi che rappresentano un patrimonio per l’intero Paese.

Nei prossimi giorni la Consulta della Montagna di Anci Toscana, coordinata dal sindaco di San Marcello Piteglio Luca Marmo e in raccordo con Anci nazionale, riunirà gli amministratori interessati per definire una posizione condivisa in vista del secondo decreto attuativo e della ripartizione delle risorse destinate ai territori montani.

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