Ricorso TAR Maineri

Viareggio, il ricorso che scuote le elezioni: schede che spariscono, conti che non tornano e l’ombra della “scheda ballerina”


Ventitré sezioni sotto accusa, 28 schede autenticate introvabili, una Rsa dove hanno votato in 22 quando gli aventi diritto erano 4. Il Tar chiamato a decidere il futuro de comune di Viareggio.

Centosessanta voti. Tanto è bastato a Sara Grilli per diventare sindaco di Viareggio. Eppure quei 160 voti di scarto — in un ballottaggio dove le schede bianche e nulle erano 523, più del triplo della differenza — sono oggi al centro di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana che mette in discussione l’intera regolarità delle elezioni comunali dello scorso giugno. L’udienza è fissata per il 22 settembre. Da quel giorno dipende se Grilli resterà sindaco o se Viareggio dovrà tornare alle urne.

Il ricorso lo ha presentato Federica Maineri, la candidata del centrosinistra sconfitta per un soffio. Ma ciò che emerge dalla lettura dell’atto depositato l’8 luglio dagli avvocati Simone Leo e Stefano Genick non è la consueta polemica post-elettorale. È qualcosa di più pesante: una radiografia sezione per sezione dei verbali del ballottaggio che rivela un quadro di omissioni, contraddizioni e incongruenze difficile da liquidare come semplice disattenzione burocratica.

I numeri che non tornano

Partiamo dai fatti. Nella sezione 35, risultano mancanti all’appello ben 28 schede autenticate non utilizzate. Erano autenticate 848 schede, i votanti sono stati 415, quindi le inutilizzate dovrebbero essere 433. Il verbale ne indica invece 405. Ventotto schede sono sparite e nessuno sa spiegare dove siano finite.

Nella sezione 61, adiacente alla 60 nello stesso edificio, gli aventi diritto al voto erano 850 ma le schede autenticate sono state 853: tre in più degli elettori. La somma tra schede autenticate e quelle avanzate non autenticate dovrebbe corrispondere al totale fisicamente consegnato al seggio, pari a 872. Invece fa 875. E alla fine del conteggio manca ancora una scheda autenticata non utilizzata, circostanza per la quale il presidente di sezione ha offerto una spiegazione — «errore di numero di conteggio» — che però si scontra con un dato incontrovertibile: i quattro scrutatori hanno autenticato rispettivamente 150, 153, 250 e 300 schede. La somma fa 853. Non 852.

Nella sezione 1, il paragrafo del verbale dedicato alla verifica delle schede autenticate non utilizzate è, semplicemente, in bianco. Come se quella verifica non fosse mai avvenuta.

Nella sezione 12, il numero dei votanti risulta superiore a quello degli aventi diritto: 846 persone hanno votato in una sezione dove gli iscritti erano 844. Più votanti che elettori.

In totale, il ricorso documenta anomalie in oltre venti sezioni — le numero 1, 2, 5, 7, 9, 12, 14, 17, 22, 24, 25, 35, 36, 40, 42, 44, 48, 50, 52, 54, 60 e 61 — tra dati contraddittori sui votanti, schede nulle che non coincidono nei vari prospetti, impossibilità di determinare quante schede fossero effettivamente presenti nelle buste all’apertura.

L’ombra della scheda ballerina

Il caso più inquietante è quello della sezione numero 60. Un’elettrice, dopo aver inserito la scheda nell’urna, dichiara spontaneamente: “Le ho messe tutte e due dentro“. Due schede nell’urna invece di una. Il presidente di sezione registra l’episodio e conclude che in fase di scrutinio si troverà una scheda in esubero da escludere. E così avviene: viene scartata una scheda bianca. Caso chiuso, in apparenza.

Ma i legali di Maineri fanno notare che il conto non torna nemmeno in questo caso. Se davvero fossero state consegnate per errore due schede a quell’elettrice, le schede autenticate non utilizzate dovrebbero risultare inferiori di una unità rispetto agli aventi diritto che non hanno votato. Non è così. E resta irrisolta la domanda più scomoda: perché l’elettrice, accortasi di avere due schede, non ne ha restituita una, come sarebbe stato naturale? Perché le ha piegate “separatamente» — come si legge nel verbale — e le ha “messe tutte e due dentro?”

Il meccanismo richiamato dagli avvocati è quello della cosiddetta “scheda ballerina“: un sistema illecito per cui una scheda già votata viene introdotta nell’urna da un elettore compiacente, che in cambio porta fuori dal seggio la propria scheda vergine, consegnandola a chi gestisce il sistema. La scheda “balla” da un elettore all’altro, garantendo voti certi in cambio di favori. Il ricorso cita espressamente una sentenza del Consiglio di Stato del 2025, la 8221, secondo cui “la violazione delle regole del procedimento elettorale può implicare l’annullamento delle operazioni di voto anche indipendentemente dalla circostanza che il ricorrente riesca a fornire la prova che le irregolarità rilevate abbiano effettivamente e concretamente inciso sul risultato elettorale” e che è sufficiente “un complessivo contesto indiziario costituito da fatti gravi, precisi e concordanti”.

Le Rsa, un capitolo a parte

C’è poi un capitolo che riguarda i seggi allestiti nelle residenze per anziani, dove le anomalie assumono contorni ancora più difficili da spiegare.

Nella sezione 2, l’ufficio distaccato costituito presso la Rsa “Sacro Cuore” avrebbe dovuto raccogliere i voti di 4 persone non iscritte nelle liste elettorali della sezione ma ricoverate lì. Stando al verbale hanno invece votato in 22. E le schede autenticate portate presso la struttura erano 30.

Nella sezione 9, l’ufficio distaccato presso la Rsa Tabarracci aveva 9 aventi diritto. Il presidente ha portato con sé 16 schede autenticate. Ne hanno votate 12.

Nella sezione 52, la Rsa Barbantini: 3 aventi diritto secondo il verbale principale, 4 votanti secondo il verbale dell’ufficio distaccato, 10 schede autenticate portate in struttura.

Il contesto: case popolari e Guardia di Finanza

Il ricorso non nasce nel vuoto. I legali di Maineri ricostruiscono un clima pre-elettorale che definiscono “surreale”. Il 7 maggio 2026, Sara Grilli — allora ancora assessore comunale con delega alle politiche sociali — dichiarava pubblicamente di aver ricevuto “diverse segnalazioni che provengono da persone che nemmeno si conoscono tra loro”, secondo le quali alcuni candidati consiglieri avrebbero promesso case popolari in cambio del voto. Parole gravissime, che provocarono la richiesta pubblica di presentare un esposto alla Procura della Repubblica. L’interrogazione presentata dal Partito Democratico in consiglio comunale per ottenere chiarimenti non ha mai ricevuto risposta.

Qualche settimana dopo, la lista Troiso — il cui leader Luigi Troiso aveva pubblicamente chiesto a Grilli di denunciare il fatto — annunciava il proprio sostegno proprio alla candidata Grilli per il ballottaggio, definendola “seria, competente e con cui si è sviluppato nel tempo un rapporto di collaborazione basato su rispetto reciproco e ascolto”.

Il 18 maggio, Fabrizio Miracolo, presidente della Fondazione Festival Pucciniano e candidato in una lista collegata a Grilli, pubblicava un sondaggio durante il periodo in cui la legge lo vieta espressamente. Il profilo Facebook istituzionale del Comune faceva comunicazioni in violazione delle norme elettorali: l’Agcom ha già emesso un provvedimento sanzionatorio nei confronti del Comune di Viareggio. Durante il primo turno del 24 maggio, Il Tirreno titolava «Propaganda ai seggi, Interviene la Finanza» e «Scambio di accuse tra candidati: caos alle scuole Lenci». Un elettore è stato sorpreso a fotografare una scheda dall’interno della cabina.

Cosa chiede il ricorso

Maineri chiede al Tar l’annullamento della proclamazione degli eletti e, in via principale, la ripetizione del turno di ballottaggio in tutte o in parte delle sezioni contestate. In via subordinata, un nuovo scrutinio delle schede. Il 22 settembre i giudici amministrativi dovranno stabilire se le irregolarità documentate siano sufficienti — secondo i criteri fissati dal Consiglio di Stato — a rimettere in discussione chi governa Viareggio.

E la terza candidata?

A questo punto sorge spontanea un’altra domanda: cosa farà Marialina Marcucci, la terza candidata eliminata al primo turno? Qualora ne ricorressero i presupposti giuridici, la sua compagine potrebbe decidere di intervenire nel procedimento o di depositare elementi utili al ricorso, tenuto conto che anche durante il primo turno — quello del 24 e 25 maggio — si erano registrate anomalie nei seggi, finite pure sui giornali con l’intervento della Guardia di Finanza. Circostanze che, se documentate e rilevanti, potrebbero contribuire ad ampliare il quadro indiziario già oggi considerevole. Il Tar, il 22 settembre, potrebbe trovarsi a valutare una vicenda ancora più articolata di quanto il solo ricorso Maineri lasci intravedere.

Nelle conclusioni del ricorso viene chiesto l’annullamento della proclamazione degli eletti e degli atti conseguenti. In via principale viene domandata la ripetizione del turno di ballottaggio, in tutte o in parte delle sezioni interessate e, in subordine, un nuovo scrutinio delle schede. Sarà il Tribunale amministrativo regionale della Toscana, nell’udienza del 22 settembre, a stabilire se gli elementi raccolti siano tali da incidere sulla validità dell’esito delle elezioni comunali di Viareggio.

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