EBOLI (SALERNO) — È morto a 31 anni Varenne, il campione che ha scritto pagine indimenticabili nella storia del trotto mondiale. Il celebre “Capitano” si è spento nell’allevamento di Eboli dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita, lasciando un’eredità sportiva difficilmente eguagliabile.
Il suo nome, però, è legato anche alla Toscana, terra che ha avuto un ruolo importante nella crescita del grande trottatore. Nato in Emilia-Romagna, nell’allevamento di Zenzalino a Copparo, Varenne trascorse infatti una parte della sua vita da puledro nei pascoli di Bolgheri, prima di diventare una leggenda dell’ippica.
In pista fu protagonista di una carriera straordinaria: su 73 corse disputate ne vinse 62, conquistando successi prestigiosi in Italia e all’estero. A renderlo unico fu soprattutto l’impresa compiuta nel 2001, quando riuscì a vincere nello stesso anno tre delle prove più importanti del trotto internazionale: il Grand Prix d’Amérique a Parigi, l’Elitloppet di Stoccolma e il Gran Premio della Lotteria di Agnano a Napoli.
Quasi inseparabile dal suo driver Giampaolo Minnucci, con l’allenatore finlandese Jori Turja, Varenne divenne molto più di un campione: una vera icona dello sport italiano.
Si ritirò dalle competizioni nel 2002, ma il suo mito non è mai tramontato. Anche in Toscana, dove aveva mosso alcuni dei suoi primi passi nella crescita da puledro, resta il ricordo di un cavallo destinato a entrare per sempre nella storia.
