Il gattile di Viareggio, dove ogni vita aspetta una seconda possibilità

Di Letizia Tassinari

VIAREGGIO – Ci sono luoghi che non hanno bisogno di grandi insegne per raccontare quello che fanno. Basta entrare, ascoltare un miagolio, vedere un paio di occhi che cercano una mano e capire che, lì dentro, ogni giornata è una battaglia fatta di amore, pazienza e sacrificio.

È il gattile di Viareggio, affidato all’Associazione Salvezza Animali Versilia (Asav), una realtà che da anni si occupa di accogliere, curare e proteggere i gatti in difficoltà. Un lavoro prezioso che si regge soprattutto sulle persone che hanno scelto di dedicare tempo ed energie agli animali più fragili.

In prima fila c’è Marisa Poletti, insieme a una squadra di volontari che ogni giorno si prende cura di quelli che spesso arrivano al gattile dopo essere stati abbandonati, trovati per strada, feriti o semplicemente lasciati indietro.

Perché dietro ogni gatto accolto c’è una storia. E spesso non è una storia bella.

C’è il cucciolo trovato in un angolo, quello che qualcuno ha deciso di non volere più, il gatto anziano che improvvisamente si ritrova senza la famiglia che aveva conosciuto per tutta la vita. Ci sono animali malati, impauriti, diffidenti, che hanno bisogno prima di tutto di capire che una mano umana può ancora significare qualcosa di buono.

E allora comincia il lavoro dei volontari.

Pulire, nutrire, curare, osservare, assistere. Ma soprattutto aspettare. Aspettare che un gatto torni a fidarsi, che guarisca, che qualcuno si innamori di lui e decida di portarlo a casa.

L’attività dell’Asav comprende anche la sterilizzazione e la cura degli animali abbandonati, oltre alla sensibilizzazione dei cittadini verso un rapporto corretto con gli animali e la natura.

Un’attività che va ben oltre la semplice gestione di una struttura. Perché occuparsi di randagismo significa anche prevenire, intervenire, curare e cercare di evitare che il numero degli animali abbandonati continui a crescere.

E significa anche affrontare quotidianamente un problema che non sempre si vede.

L’abbandono di un animale non è mai un gesto senza conseguenze. Dietro quel gatto lasciato per strada ci sono paura, fame, malattia, incidenti e, spesso, una lunga attesa prima che qualcuno se ne accorga.

Al gattile, invece, nessuno dovrebbe essere soltanto un numero.

Ogni ospite ha un nome, un carattere, le sue paure e le sue abitudini. C’è quello che cerca continuamente il contatto umano e quello che rimane nascosto per giorni. C’è il gatto che sembra non avere speranze e poi, lentamente, torna a giocare. E c’è quello che aspetta una famiglia per mesi.

Proprio per questo il lavoro dei volontari è così importante.

Non sono soltanto persone che danno da mangiare ai gatti. Sono persone che restituiscono loro una possibilità.

Una possibilità di guarire.
Una possibilità di fidarsi ancora.
Una possibilità di trovare una casa.

E in questo lavoro Marisa Poletti rappresenta una presenza fondamentale, insieme a tutti coloro che, spesso lontano dai riflettori, dedicano parte delle proprie giornate a questi animali.

Il loro è un volontariato fatto di gesti semplici ma indispensabili: una ciotola riempita, una lettiera pulita, una medicazione, una carezza, una telefonata per cercare una famiglia, un’adozione da seguire con attenzione.

Perché adottare un gatto non significa semplicemente portare a casa un animale. Significa assumersi una responsabilità e accogliere una vita.

E forse è proprio questa la lezione più importante che arriva dal gattile di Viareggio: gli animali abbandonati non chiedono molto. Chiedono soltanto di non essere dimenticati.

Dietro una porta, ogni giorno, ci sono tanti occhi che aspettano.

Aspettano qualcuno che scelga loro.

E finché quel qualcuno non arriva, ci sono Marisa, i volontari e quelle persone che hanno deciso di esserci.

Perché, in fondo, anche una piccola carezza può essere l’inizio di una nuova vita.

E poi c’è Minou

Tra quei gatti c’era anche Minou, la mia piccola gatta nera.

Fino a circa un mese fa era proprio al gattile di Viareggio, accudita da Marisa Poletti e dai volontari dell’Asav Poi è arrivata per lei una nuova possibilità: una casa.

L’ho adottata io.

E oggi Minou è con me, con il suo carattere ancora tutto da scoprire, le sue paure, le sue curiosità e quel modo tutto suo di entrare lentamente nella vita di chi le sta accanto.

È arrivata da poco, ma è già diventata parte della famiglia.

La sua storia è personale, certo, ma racconta perfettamente quello che accade ogni giorno al gattile: un animale che prima aveva bisogno di essere accolto e protetto e che poi, grazie al lavoro dei volontari, può finalmente trovare qualcuno disposto ad aprirgli la porta di casa.

Minou ha avuto questa fortuna.

Ma al gattile ce ne sono ancora tanti che aspettano.

Altri occhi, altri caratteri, altre storie.

E forse il modo più bello per ringraziare chi ogni giorno si prende cura di loro è proprio questo: ricordarsi che dietro ogni cancello, ogni gabbia e ogni cuccia c’è una vita che aspetta soltanto di essere scelta.

Minou oggi quella vita l’ha trovata.

E ogni volta che la guardo, penso che il lavoro di Marisa e dei volontari dell’Asav abbia avuto, anche per lei, un lieto fine.

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