SIENA – Un cuore nuovo e, subito dopo, un rene. Un intervento di straordinaria complessità, reso possibile da una perfetta integrazione tra équipe diverse e dall’utilizzo di una macchina per la perfusione renale, è stato portato a termine all’Azienda ospedaliero-universitaria Senese.
Protagonista è un paziente affetto da una grave insufficienza cardiaca associata a un’insufficienza renale cronica terminale, una condizione che aveva reso necessario anche il ricorso alla dialisi peritoneale. Per circa sette mesi è rimasto ricoverato nella Cardiologia dell’Aou Senese, diretta dalla professoressa Serafina Valente, affrontando un lungo percorso di valutazione e preparazione in vista del possibile doppio trapianto.
La situazione clinica richiedeva infatti una strategia estremamente delicata. Il paziente è stato preso in carico dall’Heart Team, con il coinvolgimento dei cardiochirurghi Massimo Maccherini, responsabile del Centro Trapianto Cuore, e Sonia Bernazzali, insieme ai cardiologi Serafina Valente, Francesca Maria Righini e Carlotta Sorini Dini.
Parallelamente è stato predisposto il percorso per il trapianto renale, coordinato dal professor Guido Garosi, direttore della Nefrologia, Dialisi e Trapianto e del Centro Trapianti rene, con i nefrologi Giulio Monaci e Fabio Rollo. Per la parte chirurgico-urologica è intervenuto il professor Vincenzo Li Marzi, responsabile del Programma Universitario di Trapianto di Rene e Chirurgia Urologica.
Poi è arrivata la disponibilità degli organi.
La priorità era il cuore, che è stato trapiantato per primo dal dottor Massimo Maccherini, affiancato dai cardiochirurghi Andrea Gambacciani e Sandro Sponga. Mentre il paziente veniva sottoposto all’intervento, però, il rene destinato a lui non è stato semplicemente conservato secondo le modalità tradizionali.
L’organo è stato infatti affidato a una macchina da perfusione, una tecnologia che consente di mantenerlo perfuso e monitorato, preservandone le condizioni e permettendo di guadagnare tempo prezioso.
Una scelta decisiva, perché dopo il trapianto cardiaco era necessario verificare che il paziente fosse sufficientemente stabile prima di procedere con il secondo intervento.
Conclusa la fase cardiochirurgica, il paziente è stato trasferito in Anestesia e Rianimazione Cardio-Toraco-Vascolare, diretta dal professor Federico Franchi, dove è stato sottoposto a un attento monitoraggio emodinamico.
Una volta raggiunta la stabilità clinica, è arrivato il momento del secondo trapianto: il rene è stato impiantato dal professor Li Marzi, insieme alle dottoresse Vanessa Borgogni e Giuliana Ruggieri. L’organo ha ripreso immediatamente la propria funzione.
Un risultato ottenuto grazie a una macchina organizzativa che ha coinvolto numerosi professionisti, dal Coordinamento Regionale Organi e Tessuti (CRAOT), diretto dalla dottoressa Chiara Lazzeri, agli psicologi, ai tecnici di laboratorio impegnati nelle prove di compatibilità, fino a infermieri, OSS e personale tecnico delle sale operatorie.
Determinante anche la collaborazione con l’équipe del professor Sergio Serni dell’Aou Careggi, che ha effettuato il prelievo del rene e la sua perfusione meccanica, senza il tradizionale periodo di conservazione in ghiaccio.
“Si tratta di una delle procedure più complesse in assoluto nell’ambito della medicina dei trapianti”, spiega il professor Li Marzi. Il problema non riguarda soltanto la gravità delle condizioni del ricevente, ma anche la necessità di trovare un donatore idoneo per entrambi gli organi e di coordinare perfettamente tempi, interventi e condizioni cliniche.
Proprio in questo scenario la perfusione meccanica del rene ha avuto un ruolo fondamentale. La tecnologia permette infatti di preservare l’organo, valutarne le condizioni e, in determinati casi, contribuire al suo ricondizionamento, offrendo ai medici una finestra di tempo maggiore per stabilizzare il paziente.
Il dottor Maccherini sottolinea come il paziente fosse “particolarmente critico”, con un grave danno cardiaco e un’insufficienza renale tale da richiedere la dialisi peritoneale. Una volta disponibile il donatore, l’équipe ha potuto procedere prima con il cuore e quindi, dopo la stabilizzazione in terapia intensiva, con il rene.
Entrambi gli organi hanno iniziato immediatamente a funzionare. Il paziente è stato estubato rapidamente ed è arrivato in sub-intensiva dopo appena quattro giorni. Il decorso successivo non ha fatto registrare complicazioni e ha permesso una rapida dimissione.
Quello realizzato a Siena è il secondo trapianto combinato cuore-rene eseguito all’interno dell’Aou Senese, in un ambito nel quale in Italia gli interventi di questo tipo sono ancora pochissimi ogni anno.
La storia si inserisce nell’attività del centro senese, riferimento regionale per la rete trapiantologica cardiaca. Dal 1994 all’Aou Senese sono stati effettuati 533 trapianti di cuore e impiantati 75 cuori artificiali (VAD).
Un’attività resa ancora più importante dal fatto che lo scompenso cardiaco può compromettere progressivamente anche altri organi, in particolare i reni. Ed è proprio questa interazione tra cuore e rene ad aver reso necessario, per il paziente, un intervento eccezionale: due organi da sostituire, un’unica complessa corsa contro il tempo e una squadra multidisciplinare chiamata a farli funzionare insieme.