Le Baldorie di Viareggio, quando il fuoco diventò una promessa: la storia della tradizione nata nel 1854

VIAREGGIO – Prima ancora che il fuoco diventasse uno degli elementi più spettacolari delle notti viareggine, fu un gesto di fede, paura e ringraziamento. Le Baldorie appartengono alla storia più antica della città e ogni anno, nella notte tra il 7 e l’8 settembre, riportano alla memoria una vicenda cominciata più di 170 anni fa.

Per capire perché a Viareggio si accendessero grandi falò bisogna tornare al 1854, quando una terribile epidemia di colera si abbatté sulla Toscana e arrivò anche in città.

La paura era enorme. In quell’estate la malattia colpiva senza fare distinzione e i viareggini si rivolsero alla Madonna, pregandola perché facesse cessare il contagio. La tradizione vuole che, nei primi giorni di settembre, il “Curatino”, padre Pucci, radunasse la popolazione davanti al tabernacolo della Madonna, ai piedi del Ponte di Pisa.

Poi accadde quello che, nella memoria popolare, è diventato il cuore della storia: l’epidemia cominciò a fermarsi.

Per i viareggini di allora fu una grazia ricevuta. E quella grazia venne celebrata con il fuoco.

Nacquero così le Baldorie, grandi falò accesi nei diversi angoli della città nella notte della vigilia della Natività della Vergine. Un modo per ringraziare la Madonna, ma anche per ritrovarsi insieme dopo mesi di paura e di morte.

In realtà il fuoco aveva già una storia antica a Viareggio. Già dalla seconda metà del Seicento erano documentati grandi fuochi in occasione delle feste popolari, in particolare per Sant’Antonio da Padova, patrono della comunità. E nel 1799 grandi falò erano stati addirittura utilizzati come segnale durante la rivolta antigiacobina.

Ma dal 1854 le Baldorie assunsero un significato completamente nuovo: diventarono il simbolo di una città che ringraziava per essere sopravvissuta al colera.

Per generazioni il rito si è tramandato nelle strade e nelle piazze. Un tempo i falò venivano alimentati anche con aghi di pino, poi la tradizione si è trasformata e il legname ha preso il loro posto. Il fuoco diventava così il centro della festa, attorno al quale si riuniva la comunità.

Non era soltanto una festa religiosa. Era una festa popolare nel senso più autentico del termine: quartieri, famiglie e generazioni si ritrovavano insieme, ciascuno attorno al proprio fuoco.

Poi sono arrivati i cambiamenti della città, le nuove regole di sicurezza e le trasformazioni delle abitudini. Dagli anni Novanta la tradizione ha conosciuto forti limitazioni e non ha più mantenuto la diffusione di un tempo. Ma il ricordo delle Baldorie è rimasto profondamente radicato nella memoria dei viareggini.

E ogni volta che settembre riporta quella data sul calendario, torna anche quella storia.

La storia di una città che nel 1854 ebbe paura, pregò e poi accese il fuoco per dire grazie.

È questo, in fondo, il significato più profondo delle Baldorie: non soltanto una fiamma nella notte, ma la memoria collettiva di Viareggio, custodita da una tradizione nata dalla sofferenza e trasformata, anno dopo anno, in un momento di comunità.

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