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Strage di Viareggio, la Cassazione su Moretti: “La pena non è illegale né illegittima”

VIAREGGIO – Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui la Corte di Cassazione, lo scorso 25 giugno, ha reso definitive le condanne per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, costata la vita a 32 persone e provocato il ferimento di un centinaio di persone.

Nelle 54 pagine depositate dalla Quarta sezione penale della Suprema Corte viene ricostruito il percorso che ha portato alla conferma delle responsabilità dei dieci imputati e dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti, condannato a cinque anni di reclusione. Dopo la sentenza, Moretti si era costituito in carcere.

Uno dei passaggi riguarda proprio la pena inflitta all’ex manager. Per i giudici non può essere considerata né illegale né illegittima, perché nella sua determinazione è stato rispettato il principio del divieto di reformatio in peius, che impedisce al giudice dell’impugnazione di peggiorare la posizione dell’imputato rispetto a quanto stabilito in precedenza nei casi previsti dalla legge.

La Cassazione chiarisce inoltre che, nel calcolo delle pene relative ai cosiddetti reati satelliti, la riduzione applicata è stata superiore a quella necessaria per ritenere considerate anche le attenuanti generiche. Un elemento che, secondo i supremi giudici, conferma la correttezza del percorso seguito dalla Corte d’appello.

Ma nelle motivazioni c’è soprattutto una valutazione complessiva sulle responsabilità degli imputati. Secondo la Cassazione, pur con responsabilità diverse per il contributo causale e per il differente grado di colpa, tutti hanno avuto un ruolo nella catena di decisioni che portò a un disastro di proporzioni eccezionali.

I giudici sottolineano in particolare le scelte compiute nel settore della sicurezza ferroviaria. Investimenti limitati o esclusi in un comparto caratterizzato da una particolare pericolosità sarebbero stati effettuati nonostante la consapevolezza, legata all’esperienza e alle competenze degli imputati, dei rischi che quelle decisioni potevano comportare.

La Corte evidenzia però anche un elemento che emerge dal confronto con le motivazioni del precedente processo d’appello: nella determinazione della pena non sarebbe stata considerata soltanto la gravità delle singole condotte, ma soprattutto l’eccezionale gravità delle conseguenze che da quelle condotte sono derivate.

Con il deposito delle motivazioni si completa così l’iter giudiziario della strage di Viareggio sul piano della Cassazione. La sentenza del 25 giugno aveva sostanzialmente confermato quanto stabilito nel processo d’appello ter celebrato a Firenze, respingendo i ricorsi degli imputati e accogliendo la richiesta della Procura generale.

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