Diciotto anni per l’omicidio di Nourredine Mezgoui. Non l’ergastolo. Le motivazioni della sentenza

VIAREGGIO – Le motivazioni della sentenza della Corte d’assise di Lucca ricostruiscono la drammatica sequenza della notte dell’8 settembre 2024 e spiegano le ragioni che hanno portato i giudici a determinare una pena inferiore a quella massima.
Cinzia Dal Pino, 67 anni, è stata condannata per l’omicidio volontario dell’uomo, investito con il Suv a Viareggio dopo il furto della borsa. La sentenza di primo grado era arrivata lo scorso 11 giugno, con una condanna a 18 anni di reclusione.
Secondo quanto emerge dalle motivazioni, il furto della borsa rappresentò il motivo scatenante della reazione della donna. Dopo essersi accorta che Mezgoui le aveva sottratto la borsa, Dal Pino si mise all’inseguimento a bordo del Suv del marito. Lo raggiunse e lo colpì con il veicolo, provocandone la morte.
Per la Corte non si trattò di un episodio accidentale. La dinamica degli investimenti e le manovre compiute con il mezzo hanno portato i giudici a riconoscere la volontarietà dell’azione.
Non è stata invece riconosciuta la legittima difesa. Al momento in cui la donna investì Mezgoui, secondo la ricostruzione giudiziaria, non esisteva più una situazione di pericolo attuale che potesse giustificare una simile reazione.
Un altro punto importante riguarda le condizioni psichiche di Dal Pino. La Corte non ha ritenuto che fosse incapace di intendere e di volere quando avvennero i fatti. La sua capacità di comprendere e determinarsi è stata quindi riconosciuta.
La Corte ha inoltre escluso l’aggravante della crudeltà. I diversi passaggi con il Suv, secondo la ricostruzione dei giudici, sarebbero stati collegati all’obiettivo di fermare l’uomo e recuperare la borsa, piuttosto che alla volontà di infliggergli ulteriori sofferenze.
È però nella valutazione complessiva della condotta e della situazione personale dell’imputata che si trova la spiegazione della pena. La Corte ha individuato elementi ritenuti favorevoli alla riduzione del trattamento sanzionatorio, considerando anche lo stato di agitazione e turbamento nel quale la donna si sarebbe trovata immediatamente dopo il furto.
Un peso è stato attribuito anche alla sua storia personale e all’assenza di precedenti penali.
Elementi che, pur non cancellando la gravità dell’omicidio e la responsabilità riconosciuta dai giudici, hanno portato la Corte a non applicare la pena dell’ergastolo e a stabilire la condanna a 18 anni di reclusione.
La vicenda giudiziaria non è comunque conclusa. La condanna è infatti di primo grado e potrà essere sottoposta ai successivi gradi di giudizio.

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