PRATO – Due mesi di fuga rocambolesca attraverso l’Europa, tra false identità, voli internazionali e una fitta rete di coperture, si sono chiusi con una condanna pesante e definitiva per il primo grado. Il Tribunale di Prato ha inflitto cinque anni di reclusione e 20.000 euro di multa a Bobo Jang (noto anche come Bobo Jiang), ritenuto il punto di riferimento della criminalità sinica dedita allo smercio di stupefacenti, in particolare nei locali Karaoke Tv (Ktv) della città. Per lo stesso procedimento, il coniuge è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione oltre a una multa di oltre 11.000 euro.
A delineare i contorni dell’operazione e a rivendicare la risposta inflessibile dello Stato è il Procuratore della Repubblica di Prato, il dottor Luca Tescaroli, che in una nota ufficiale ha sottolineato l’importanza di un’indagine capace di superare i confini nazionali.
La rocambolesca evasione e la caccia all’uomo in Europa
La vicenda giudiziaria e criminale di Bobo Jang subisce una svolta drammatica l’11 luglio 2025. Arrestato il giorno precedente insieme alla moglie all’interno di un appartamento a Prato — dove gli inquirenti avevano sequestrato mezzo chilo di droghe sintetiche, cocaina, 4.000 euro in contanti e un passaporto taiwanese con timbro Schengen falso —, Jang riesce a compiere un gesto clamoroso nei locali della Questura di Prato. Sebbene assicurato alle manette di sicurezza, riesce a liberarsene e a darsi alla fuga.
Un episodio che, come evidenziato dalla Procura, è stato favorito anche dalle “consistenti carenze di organico rispetto ai molteplici impegni che continuano ad affliggere la Squadra Mobile di Prato”, criticità emerse nonostante i tavoli istituzionali.
Da quel momento si attiva una complessa caccia all’uomo coordinata dalla Procura di Prato. Jang attraversa l’Europa muovendosi tra Belgio e Spagna (toccando Anversa, Bruxelles, Perpignano, Le Boulou). Grazie a un’intensa attività tecnica, alle intercettazioni e alla cooperazione internazionale veicolata tramite Eurojust e il Servizio di cooperazione internazionale di Polizia, gli investigatori della Squadra Mobile di Prato, del Servizio Centrale Operativo (Sco) e della Sisco di Firenze — supportati dalla Polizia Nazionale Spagnola (Grupo Fugitivos) — riescono a tallonarlo. Decisivo il riconoscimento dell’evaso al gate dell’aeroporto di Bruxelles il 12 agosto 2025, mentre si imbarcava per Barcellona sotto falso nome (Hang Hang). La latitanza termina l’1° settembre 2025, quando viene bloccato in via Carrer de Sant Antoni, nel quartiere Sants della città catalana.
Il profilo criminale: droga, armi e i misteri dei Ktv
Il ritratto tracciato dagli inquirenti delinea un criminale di spessore transnazionale, clandestino in Italia da circa dieci anni ma dotato di ingenti disponibilità economiche. Jang era il fornitore chiave di droga sintetica per i frequentatori dei Karaoke TV (“KTV”) di Prato, locali al centro del degrado e dello smercio di stupefacenti, dove venivano offerte anche prestazioni sessuali a pagamento.
Nel corso dei precedenti blitz, le forze dell’ordine gli avevano sequestrato un vero e proprio arsenale e materiale per la contraffazione: una pistola semiautomatica calibro 45 con colpi inseriti, un coltello a serramanico, macheti, pugnali, una fiamma ossidrica, piedi di porco e tenaglie.
A aggravare la sua posizione si aggiunge un’ulteriore condanna a tre anni e sei mesi emessa pochi mesi fa sempre dal Tribunale di Prato per reati legati agli stupefacenti.
La nota della Procura e la presunzione di innocenza
Il Procuratore Capo Luca Tescaroli ha rimarcato come l’operazione dimostri “la capacità dello Stato e, in particolare, dell’autorità giudiziaria di assicurare risposte tempestive ed efficaci con riferimento a pericolosi evasi, così contrastando la criminalità cinese nelle sue proiezioni transnazionali”.
La posizione dei condannati, tuttavia, resta sub iudice: in virtù della presunzione di non colpevolezza costituzionalmente garantita, la loro definitiva responsabilità penale potrà essere sancita esclusivamente all’esito dei successivi gradi di giudizio. Nel frattempo, la rete dei presunti fiancheggiatori che hanno finanziato e protetto la fuga di Jang resta saldamente al vaglio degli inquirenti.
