Ricorso elettorale, Marchetto e Colombo replicano a Maineri: “I presidenti di seggio non sono estranei al giudizio”

VIAREGGIO – Dopo le dichiarazioni di Federica Maineri, candidata sconfitta al ballottaggio, i due presidenti di seggio intervengono sulla vicenda davanti al Tar e contestano quello che definiscono un doppio standard

imonetta Marchetto ed Emilio Colombo intervengono nel dibattito sul ricorso elettorale presentato da Federica Maineri, candidata sindaco sconfitta al ballottaggio, e replicano alle sue dichiarazioni sulla presenza di persone definite “estranee al giudizio”. Al centro della presa di posizione, il ruolo di chi ha gestito le operazioni di voto e la legittimità di intervenire in una controversia che riguarda proprio la regolarità delle procedure elettorali.

“Un bel tacer non fu mai scritto”, è la frase scelta da Marchetto e Colombo per accompagnare una ricostruzione della vicenda e spiegare le ragioni del loro coinvolgimento.

Il ricorso presentato da Maineri davanti al TAR ha contestato le operazioni di ballottaggio in 22 seggi sui 63 complessivi. La notizia, con l’indicazione delle sezioni interessate dalle contestazioni, è stata ampiamente ripresa dalla stampa. Secondo i due presidenti, tuttavia, il ricorso non avrebbe indicato elementi in grado di ribaltare l’esito dello scrutinio e determinare l’elezione della candidata ricorrente al posto del sindaco eletto.

Marchetto e Colombo sottolineano inoltre che almeno tre sezioni sarebbero state citate senza specifiche contestazioni riguardanti le operazioni svolte o i verbali: la numero 36, presieduta da Simonetta Marchetto, la numero 25, presieduta da Emilio Colombo, e la numero 24.

Colombo si è costituito davanti al TAR in qualità di elettore, con l’intenzione, tra l’altro, di rappresentare una posizione diversa. Marchetto lo sta aiutando nella preparazione degli atti da presentare al tribunale amministrativo e nell’attività di informazione rivolta agli elettori.

La verificazione delle schede e il nodo dell’autenticazione

Alla luce della documentazione prodotta dalle parti, il TAR ha disposto la verificazione delle schede relative a quattro sezioni, senza procedere al rinnovo dello scrutinio. Restano quindi fuori dalle operazioni di verifica, oltre alle 41 sezioni non contestate, anche le altre 18 indicate nel ricorso.

I due presidenti riferiscono che la verificazione delle schede della sezione 17, durata diverse ore a causa delle numerose eccezioni sollevate dalla parte ricorrente, ha avuto esito positivo.

Tra le questioni sollevate figura quella relativa all’autenticazione delle schede elettorali, che prevede la firma di uno scrutatore e il timbro dell’ufficio elettorale. Quest’ultimo, osservano Marchetto e Colombo, non risulta sempre perfettamente leggibile.

Spetta ora al TAR precisare le modalità con cui verificare l’autenticazione delle schede del seggio. Colombo sta predisponendo una memoria da presentare al tribunale anche su questo specifico aspetto.

Nel frattempo, i due presidenti spiegano di aver sostenuto la richiesta di Maineri di rinviare le operazioni di controllo delle schede fino alla pronuncia del TAR, soprattutto per evitare che il lavoro già svolto debba essere ripetuto.

“Un doppio standard nei confronti di chi interviene”

È soprattutto sul diritto di prendere posizione nella vicenda che Marchetto e Colombo concentrano la loro replica. La richiesta di annullamento, sostengono, non diventa sbagliata soltanto perché a sostenerla sono persone che non condividono la posizione della ricorrente.

Da qui la critica a quello che definiscono un doppio standard: “Se agisci per tutelare le tue ragioni, tutto è lecito; se l’accusato interviene, è un agente straniero”.

I due presidenti ritengono che chi ha gestito le operazioni elettorali non possa essere considerato estraneo a un giudizio che riguarda la legittimità delle procedure di voto svolte nel proprio seggio.

La presa di posizione si chiude così con una netta rivendicazione del loro diritto a intervenire nel dibattito e a contribuire al confronto davanti al tribunale amministrativo, in attesa delle decisioni del Tar.

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